Porti. Emergenze ambientali, ServPort: «Chi interviene deve avere garanzie sui pagamenti»

Fabrizio Conni(1)

Dai 338 mila euro per la messa in sicurezza della C3 Rubicon a Cagliari ai 9 milioni stimati per la rimozione della Orenburg Gazprom a Ravenna

L’associazione propone un fondo nazionale di garanzia per finanziare gli interventi urgenti e recuperare le spese dai responsabili.

Roma – Chi paga quando una nave viene abbandonata o la società fallisce? Oggi in Italia manca una risposta strutturale e il costo ricade sul porto, sulle amministrazioni e sulle imprese chiamate a intervenire. ServPort, l’Associazione Servizi Tecnici Marittimi e Portuali, propone di istituire un fondo nazionale di garanzia. Con il fondo le Autorità potrebbero finanziare subito gli interventi di emergenza e recuperare poi le somme dai responsabili della nave e dalle loro coperture assicurative.

La gestione delle emergenze

Nell’ottobre 2025 la C3 Rubicon, ferma nel porto di Cagliari dal gennaio 2021, ha rischiato di affondare. L’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna e la Capitaneria di porto hanno chiamato in poche ore imprese specializzate per svuotare l’acqua imbarcata, contenere possibili sversamenti e recuperare e trattare le acque contaminate. Messa in sicurezza e antinquinamento sono costati oltre 338 mila euro, oltre all’IVA se dovuta. Chi dovesse pagarli è stato deciso solo dopo, con un accordo transattivo tra la curatela e i creditori. Secondo notizie di stampa, il 22 ottobre scorso il tribunale fallimentare di Zagabria ha autorizzato la vendita della nave per 400 mila euro, una cifra appena superiore a quanto è servito per evitarne l’affondamento.

A Ravenna la rimozione del relitto della Orenburg Gazprom è stata stimata in circa 9 milioni di euro.

«A Cagliari si è visto che, quando autorità e imprese lavorano insieme, l’emergenza si gestisce. Ma chi è intervenuto lo ha fatto senza sapere se e quando sarebbe stato pagato», dichiara Sergio Prete, direttore generale di ServPort, che aggiunge «Occorrono strumenti che consentano alle autorità di intervenire subito, con la certezza di poter finanziare le operazioni e avviare procedure definite per recuperare i costi dai soggetti responsabili».

Una proposta operativa

Un porto competitivo deve poter contare su un sistema di protezione ambientale efficiente e organizzato. Per questo ServPort richiama la necessità di rendere più omogenee le regole che disciplinano i servizi ambientali nei diversi scali italiani.

Manutenzione delle unità, dotazioni tecniche, formazione, sicurezza del lavoro e disponibilità operativa, sono componenti essenziali della prestazione e riconoscerle con criteri omogenei significa rafforzare nel tempo la capacità di proteggere l’ambiente e di assicurare la funzionalità degli scali.

Per tradurre questi principi in azioni concrete, ServPort propone dunque sei linee di lavoro da sviluppare insieme alle istituzioni:

-Uno strumento di garanzia per le emergenze. Un meccanismo nazionale, ad esempio un fondo di rotazione, che permetta alle Autorità di attivare subito gli interventi su navi abbandonate o in difficoltà, con successivo recupero delle somme dai soggetti responsabili e dalle relative coperture assicurative.

-Verifica preventiva delle coperture. Rafforzare il controllo delle garanzie assicurative e finanziarie delle navi, con particolare attenzione alle unità in sosta prolungata o a rischio di abbandono, così da ridurre l’esposizione economica dello scalo.

-Criteri nazionali per le tariffe antinquinamento. Linee guida comuni che includano manutenzione dei mezzi, dotazioni tecniche, formazione, sicurezza del lavoro e disponibilità continuativa, da utilizzare come riferimento negli aggiornamenti tariffari locali.

-Applicazione omogenea della disciplina sui rifiuti delle navi. Armonizzare tra i porti i piani di raccolta e gestione previsti dal d.lgs. 197/2021, con condizioni, obblighi e modalità di servizio chiari e confrontabili per utenti e imprese.

-Servizi ambientali nella pianificazione portuale. Inserire nei documenti di pianificazione di sistema, a partire dal DPSS e dal DEASP, una valutazione dei rischi ambientali legati ai traffici e alle attività industriali e delle risorse necessarie a presidiarli.

-Un tavolo permanente di confronto. Una sede stabile tra Autorità di sistema portuale, Autorità marittime, istituzioni ambientali, armatori e imprese specializzate per definire protocolli operativi condivisi e procedure standard di attivazione, rendicontazione e recupero dei costi.

«I servizi ambientali portuali sono una componente della sicurezza e della continuità operativa degli scali. Per garantirli nel tempo servono programmazione, investimenti e regole comprensibili. Un confronto stabile tra istituzioni e operatori può aiutare a definire procedure condivise, criteri trasparenti e responsabilità chiare», conclude Prete.

SERVPORT – Associazione Servizi Tecnici Marittimi e Portuali rappresenta le imprese che operano nei servizi tecnici marittimi e portuali e nelle attività specialistiche a supporto della navigazione, della sicurezza e dell’operatività degli scali italiani. Riunisce realtà attive nei servizi di assistenza alle navi e alle operazioni portuali, nel battellaggio, nell’antinquinamento, nell’antincendio e negli altri servizi specialistici che contribuiscono alla continuità e all’efficienza delle attività portuali. Presidente dell’Associazione è Fabrizio Conni; Direttore Generale è il Prof. Sergio Prete, esperto di governance portuale, già Presidente e Commissario Straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio.

ServPort promuove il riconoscimento del ruolo strategico di questo comparto per la competitività del sistema portuale e logistico italiano e opera come interlocutore delle istituzioni e degli stakeholder del cluster marittimo nazionale ed europeo. L’Associazione sostiene l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, la sicurezza della navigazione, la formazione e la qualificazione professionale, la transizione energetica e ambientale e lo sviluppo di politiche capaci di rafforzare l’efficienza e la competitività dei porti italiani.

Attraverso attività di rappresentanza, ricerca, analisi e confronto istituzionale, ServPort contribuisce all’evoluzione del sistema portuale italiano e alla crescita della Blue Economy.