IL CENTRO VELICO CAPRERA RICEVE IL PRESTIGIOSO PREMIO “TRIBUTE” ALLA CARRIERA

IN OCCASIONE DEL VELISTA DELL’ANNO AL TAG HEUER VELAFESTIVAL: IN SCENA DAL 2 AL 5 MAGGIO A SANTA MARGHERITA LIGURE

Il Centro Velico Caprera vince la 27esima edizione del Premio Velista dell’anno TAG Heuer, il più importante riconoscimento della vela italiana organizzato dal Giornale della Vela. Aggiudicandosi la categoria Tribute, Il Centro Velico Caprera viene premiato durante una cerimonia ufficiale in programma il 3 maggio, alle ore 19, a Santa Margherita Ligure, in concomitanza con il TAG Heuer VELAFestival.

Superando una doppia selezione, dove il voto del pubblico ha avuto un carattere vincolante per la giuria, Il Centro Velico Caprera si è distinto fra i numerosissimi candidati con la seguente motivazione: “In 52 anni ha formato 130mila velisti e più di mille istruttori: il Centro Velico Caprera, incastonato nel punto più bello e selvaggio dell’Arcipelago di La Maddalena, è la scuola di vela più famosa d’Italia e tra le più importanti in Mediterraneo. La società cambia, le generazioni si avvicendano, ma lo spirito del CVC resta!”.

Il premio rappresenta solamente uno dei molti momenti che vede protagonista il Centro Velico Caprera al TAG Heuer VELAFestival. L’evento, in scena dal 2 al 5 maggio, è un vero e proprio appuntamento con il mondo della vela: trecento barche esposte, 30 attività a terra e in mare e moltissimi ospiti d’eccezione animano Santa Margherita Ligure. L’edizione 2019 inaugura, infatti, la nuova area MedPlastic Eco Solution, ideata per la promozione della cultura sostenibile marina, a cui Il Centro Velico Caprera dà un significativo contributo portando la propria testimonianza riguardo al progetto Navigazione & Ambiente, che ha avviato in collaborazione con Synergie nell’ambito della salvaguardia della biodiversità.

L’appuntamento di Santa Margherita è anche l’occasione per presentare al pubblico e testare le nuove super sport-boat First 27 di Beneteau, che il Centro Velico Caprera ha scelto per il corso di perfezionamento cabinato C3, diventando la prima scuola al mondo a poterne disporre. Ispirato dall’esperienza di skipper del suo architetto, Sam Manuard, il First 27 è una barca a vela robusta e leggera, sportiva e divertente grazie alla carena a spigolo che corre fino alla poppa, alle murate verticali, all’ampia larghezza al galleggiamento e al doppio timone. Inoltre, il sartiame in carbonio e la profonda chiglia di piombo assicurano una stabilità eccellente. Potente, spaziosa e confortevole, è dotata di dettagli intelligenti che caratterizzano i suoi interni di design. Omologata in categoria CE B, tiene il vento fino a forza 8.

Il TAG Heuer VELAFestival rientra nelle iniziative del VELACup, il circuito di regate veliche con il maggior numero di partecipanti in Italia, che quest’anno prevede otto tappe, da maggio a ottobre, fra cui anche quella organizzata in partnership con il Centro Velico Caprera, in programma il in programma il 25/26 agosto presso la baia di Porto Palma.

Il Centro Velico Caprera è il miglior insegnamento velico, una scuola di amore per il mare, la natura e l’uomo, che nell’Arcipelago de La Maddalena, ha la fortuna di poter disporre condizioni di vento e di acque uniche nel Mediterraneo: è il luogo ideale per muovere i primi passi, crescere e perfezionarsi nella formazione velica, in un clima di amicizia e divertimento. 

CONSEGNATA FREMM “ANTONIO MARCEGLIA” ALLA MARINA MILITARE

TRIESTE –  Oggi, presso lo stabilimento Fincantieri di Muggiano (La Spezia), è stata consegnata alla Marina Militare la fregata multiruolo “Antonio Marceglia”, ottava di una serie di 10 unità FREMM – Fregate Europee Multi Missione – commissionate a Fincantieri nell’ambito dell’accordo di cooperazione internazionale italo-francese, con il coordinamento di OCCAR, l’organizzazione congiunta per la cooperazione europea in materia di armamenti. Il programma, di cui Orizzonte Sistemi Navali (51% Fincantieri, 49% Leonardo) è prime contractor per l’Italia, prevede la costruzione di dieci unità, ad oggi tutte già ordinate.

“Antonio Marceglia” è l’ottava unità FREMM che Fincantieri realizza completa del sistema di combattimento, la quarta in configurazione multiruolo dopo la “Carlo Bergamini”, la “Luigi Rizzo” e la “Federico Martinengo”, consegnate alla Marina Militare rispettivamente nel 2013, 2017 e 2018. Con 144 metri di lunghezza e un dislocamento a pieno carico di circa 6.700 tonnellate, le fregate FREMM rappresentano un’eccellenza tecnologica: progettate per raggiungere una velocità massima di 27 nodi e accogliere fino a 200 persone (equipaggio e personale), queste navi sono in grado di garantire sempre un alto grado di flessibilità e la capacità di operare in un ampio spettro di scenari e tutte le situazioni tattiche.

Il programma FREMM, che rappresenta lo stato dell’arte della difesa italiana ed europea, nasce dall’esigenza di rinnovamento della linea delle unità della Marina Militare della classe Lupo (già radiate) e Maestrale (alcune già in disarmo e le rimanenti prossime al raggiungimento del limite di vita operativo), costruite da Fincantieri a partire dagli anni Settanta.

Tali unità contribuiscono in maniera determinante a svolgere i compiti assegnati alla Marina Militare possedendo capacità operative in svariati settori, da quelli più propriamente militari a quelli a supporto della collettività, e costituiranno la “spina dorsale” della Squadra Navale dei prossimi decenni.

Internet delle cose (marittime)

Articolo estratto dall’ultimo numero de Il Nautilus


La complessità dello scambio d’informazioni, in ambito marittimo portuale, impone una professionalità mirata, per cui gli utenti, siano essi compagnie di navigazione o, le navi in transito, possono lavorare scambiando dati tecnico-merceologici con gli agenti marittimi o con un server (gestito dall’Autorità portuale) per l’invio delle pratiche in entrata e/o uscita dal porto.

L’agente marittimo raccomandatario della linea di navigazione prenota la capacità operativa necessaria all’attracco della nave; documenti relativi devono essere forniti all’Autorità Marittima, alla Dogana e al terminal merci o passeggeri. La condivisione delle informazioni presenta un enorme potenziale per il settore della logistica marittima.

Può ridurre i costi, tagliare i tempi di consegna e in generale migliorare l’efficienza delle risorse. La condivisione delle informazioni attraverso la catena logistica offre quindi interessanti opportunità di business. Da tempo, il settore marittimo sta sfruttando i dati attraverso le tecnologie digitali per una maggiore comprensione della catena logistica al fine di migliorare i processi logistici. Le aree di applicazione delle tecnologie digitali per la raccolta, lo scambio e l’analisi delle informazioni vanno da finalità gestionali e transazionali a più applicazioni tecniche e operative.

L’effettiva integrazione dei sistemi basati sui dati dipende in modo cruciale dalla qualità della loro attuazione e dalla regolare collaborazione tra le parti interessate lungo la catena logistica. Le nuove tecnologie trasformeranno i processi logistici. Esistono numerose applicazioni logistiche per innovazioni come sensori altamente sofisticati per la raccolta dei dati, strumenti avanzati di analisi dei dati e concetti avanzati come Internet of Things (IoT), blockchain (linee di distribuzione) o intelligenza artificiale.

Una sfida per i trasporti marittimi e per la logistica riguarda il modo in cui questi settori strategici adottano tale innovazione; affidarsi sempre più alla digitalizzazione e all’integrazione di sistemi potrebbe esporre l’intera catena ai rischi della sicurezza informatica. L’Internet delle cose si riferisce a una rete di dispositivi e oggetti fisici interconnessi che utilizzano connessioni cablate e wireless. I servizi e le applicazioni che sfruttano l’IoT sono guidati dai dati raccolti da questi dispositivi.

Le applicazioni IoT marittime hanno un potenziale particolare per i guadagni in termini di efficienza, considerando la necessità di gestire sistemi complessi di trasporto e catena di approvvigionamento, compresi l’efficienza sia tecnico-operativa che di coordinamento. L’importanza di sfruttare Internet delle cose (marittime) aumenta mentre il trasporto commerciale sembra essere sull’orlo dell’adozione di navi autonome e l’implementazione dell’e-navigation (OCSE, 2017a).

Molti risultati ottenuti dall’IoT possono essere raggiunti quando diversi concetti si completano a vicenda. L’IoT emerge all’interno di un ecosistema tecnologico condiviso, completato da analisi cloud e big data, considerando che l’enorme quantità di dati raccolti da diverse fonti dovrà essere elaborata e analizzata in modo tempestivo. Questo ecosistema può anche includere combinazioni di tecnologie satellitari e telematiche che, nel contesto marittimo, possono migliorare considerevolmente la navigazione, la sicurezza, il monitoraggio e la manutenzione a distanza, la comunicazione e l’efficienza ambientale.

Ad esempio, mentre le reti telematiche includono la trasmissione in tempo reale dei dati da un dispositivo al ricevitore, IoT ripresenta il concetto d’interruzione collegando questi oggetti fisici per facilitare la comunicazione in tempo reale tra sensori, applicazioni e persone. Le tecnologie di supporto di questo ecosistema comprendono i sistemi radiofrequency per le identificazioni e la localizzazione (RFID) e i relativi sensori. Un campo correlato è la comunicazione machine-to-machine (M2M), che implica uno scambio di dati autonomo tra dispositivi con limitate interferenze umane. Per il futuro, la politica dovrà riflettere sull’adozione di nuove tecnologie, garantendo modelli di business tali da produrre i benefici desiderati.

Abele Carruezzo

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Conclusa la Giornata del Mare organizzata a Caorle

Una bella giornata per gli alunni di Treviso. Per il Circolo Nautico Santa Margherita si apre la stagione dedicata a Velascuola

 

Giovedì 11 aprile è stata una giornata molto speciale per 125 alunni della scuola primaria “G. Ciardi” di Treviso, dalla classe seconda alla quinta, che hanno partecipato alla Giornata del Mare a Caorle.

La Giornata Nazionale del Mare, istituita con l’entrata in vigore del nuovo Decreto sul Codice della Nautica, verrà celebrata l’11 Aprile di ogni anno, con la finalità di trasmettere ai più giovani la cultura marinaresca.

Per questo primo appunamento nazionale, l’Ufficio Circondariale Marittimo di Caorle in collaborazione con il Circolo Nautico Santa Margherita, il Comune di Caorle, Asvo,  Consorzio Arenili e il Museo Nazionale di Archeologia del Mare hanno offerto agli alunni interessanti attività didattiche.

Al Museo Nazionale di Archeologia del Mare i ragazzi, suddivisi in tre gruppi, hanno partecipato ad una serie di attività: la visita del Museo e dei preziosi reperti conservati, un piccolo laboratorio creativo dove hanno realizzato dei segnalibri e un’ancora con i nodi e una breve lezione, a cura degli uomini della Capitaneria di Porto che hanno illustrato il loro lavoro di prevenzione e tutela della sicurezzadell’ambiente marino.

Al termine della pausa pranzo, i ragazzi si sono spostati lungo la passeggiata a mare, da dove ha assistito ad una simulazione, organizzata dalla Capitaneria di Porto con la collaborazione dei volontari CNSM, di richiesta soccorso. Dalla Centrale Operativa, ricevuto il Mayday, sono partiti i soccorsi.

Così il Comandante della Guardia Costiera di Caorle T.V. (CP) Pil. Giovanni Turini al termine dell’evento “Il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera è da sempre impegnato nella tutela dell’ambiente marino e costiero e la Direzione Marittima del Veneto, alla guida dell’Ammiraglio Piero PELLIZZARI individua in questo uno degli obiettivi prioritari da perseguire, sia per la ricchezza del patrimonio naturalistico del litorale, sia per i rilevanti interessi sociali ed economici coinvolti nell’utilizzo delle relative risorse.

Con questa iniziativa che abbiamo voluto intitolare “Il Mare è Vita”, le donne e gli uomini dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Caorle hanno voluto illustrare ai giovani  l’attività di tutela messa quotidianamente in atto. Speriamo che questa giornata possa diventare un appuntamento annuale coinvolgendo tutte le realtà del territorio, per sensibilizzare ad una cultura del rispetto nei confronti del “bene” mare quale risorsa fondamentale di tutti e per tutti.”

La Giornata del Mare 2019 è per il Circolo Nautico Santa Margherita il prologo del progetto Vela a Scuola, che il sodalizio diCaorle organizza in collaborazione con l’Amministrazione comunale, l’Istituto Palladio di Caorle e l’Istituto Vendramini di Pordenone. Le lezioni teoriche inizieranno tra pochi giorni e l’attività in acqua proseguirà fino a luglio con il coinvolgimento di oltre 300 alunni delle scuole primarie e secondarie.

“Abbiamo iniziato ad insegnare vela in orario scolastico nel 1997, grazie alla sensibilità dimostrata dall’Amministrazione Comunale di Caorle e da allora non ci siamo mai fermati” commenta Gian Alberto Marcorin, Presidente CNSM “E’ fondamentale che i nostri ragazzi imparino ad amare e rispettare il mare e siamo particolarmente grati alla Capitaneria di Porto di Caorle che quest’anno ci ha permesso di avviare questa attività dedicata ai più giovani con una giornata così speciale.”.

Foto: Uff.Stampa CNSM

Mare 2.0 – Una guida al diritto, interazioni, economia e prospettiva della piattaforma connettiva mediterranea

Articolo estratto dall’ultimo numero de Il Nautilus

E’ stato sul “Mare 2.0” l’incontro di studi, con esperti del settore, organizzato da Extra Media Group, in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che si è svolto l’8 marzo nella Galleria Meridionale del Castello Aragonese di Taranto, manufatto storico dal sapore marittimo e marinaro, a guardia dei due mari di Taranto.

Taranto, città marinara da sempre, ha voluto interpretare una giornata di studio sul “diritto” di un bene quale è il mare. Tema forte e attuale: Mare 2.0 interazioni, economia e prospettiva della piattaforma connettiva mediterranea. Il programma di studio ha visto l’intervento di due relatori, il Prof. Antonio Bufalari, avvocato marittimista e docente di Diritto della Nautica da Diporto e collaboratore di Sole 24 ORE ed il Cap.

Vasc. Roberto Micelli, Capo Dipartimento  Sviluppo  dello Strumento Marittimo  presso Ufficio Strategia Marittima e relazioni Internazionali della Marina Militare. Poi è seguita una tavola rotonda, moderata dalla Presidente di Extra Media, Dott.ssa Rosa Colucci, con la partecipazione di: Dott. Emanuele Di Palma, Direttore BBC di San Marzano di San Giuseppe;  Dott. Matteo Dusconi, Direttore generale di Assonautica; Dott. Carmelo Fanizza, Presidente della Jonian Dolphin Conservation; Prof.ssa Lara Marchetta, Esperto di Diritto della Navigazione dell’Università di Bari; Dott.ssa Nica Mastronardi, Responsabile fiere & eventi  b2b ARET di Pugliapromozione; Prof. Avv. Sergio Prete, Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mare Ionio ed il Dott. Francesco Simonetti, Presidente Palio di Taranto.

Dopo i saluti istituzionali del Comandante  Comando Marittimo Sud M.M., Amm. Salvatore Vitiello e della Dott.ssa Loredana Ruscigno, in sostituzione della Presidente Scuola Forense di Taranto, Paola Donvito, assente per impegni istituzionali, sono seguiti  gli interventi-studio.
In particolare, l’Amm. Vitiello nel salutare gli ospiti, ha sottolineato i momenti forti di relazione della città di Taranto con il mare, anzi con i suoi mari: Mare Mediterraneo, Mar Ionio, Mar Grande e Mar Piccolo. Rapporto e relazioni che la città di Taranto ha segnato nella storia marittima mediterranea; basti ricordare, sotto l’impero romano, il Trattato sul dominio del  potere marittimo,  esercitato dalla città già nel 342 a.c  sul Golfo di Taranto; subito dopo l’Unità d’Italia, nel 1887 con l’istituzione della più grande Base Navale della Marina Militare e con il Ponte Girevole.

Nel pieno dell’affermazione dell’industrializzazione forzata, anni ’50 del secolo scorso, con lo sviluppo del porto commerciale di Taranto, la città ha sviluppato banchine e traffici facendo crescere  i suoi due mari. Infine, l’Amm. Vitiello ha sottolineato l’importanza della presenza della Marina Militare a Taranto, con ila suo Arsenale e le professioni di una cantieristica moderna, un bacino di carenaggio, le sue scuole per sottoufficiali  con il Centro addestramento aeronavale, con la nuova Stazione Navale, grande e moderna nel Mar Grande. Questo dimostra il legame stretto della Marina con la città di Taranto e quanto importante sia il mare per una città dal punto di vista sociale, culturale ed economico. Taranto e Marina Militare, un binomio tutto imperniato su un asset “porto e mari” dedito allo sviluppo economico di un territorio che guarda al mare 2.0.

Prof. Bufalari- Il mare ha segnato l’uomo in tutti i sensi, dall’esercizio della navigazione mercantile a quella della nautica da diporto. In questi ultimi due anni – ha detto il Prof Bufalari – “la mia esperienza è rivolta alla gestione di un porto, in particolare quello di Anzio, con una vision che non sia solo rifugio di imbarcazioni e navi da diporto, ma aperta ad una polifunzionalità che abbracci tutte le funzioni di una nautica e soprattutto dei servizi alla nave, al diportista, accessori e cantieristica oltre alla filiera del turismo nautico”; sostanzialmente una mission incentrata sul “vivere il mare”.

Passando a trattare lo sviluppo di una economia legata al mare, bisogna tener presente le evoluzioni degli ambienti umani e geografici e dei luoghi storici di una città che si lega al mare. Relazione antica, genia di come l’uomo, per ragioni pratiche, abbia esercitato la propria sovranità-influenza sul territorio e sul mare. Come il Diritto della Navigazione e i suoi regolamenti hanno rappresentato uno sforzo tecnico, già dagli inizi del secolo scorso, per liberarsi dalla posizione ancillare da altre discipline giuridiche.

La stessa pratica nell’esercizio di istituti di diritto marittimo e gli esiti dell’esperienza mercantile hanno garantito con rigore scientifico il carattere di “diritto vivente” ed una portualità che potesse garantire occupazione e sviluppo di un territorio. Diritto vivente sull’uso del mare anche per un diportista. Così, con lo stesso rigore scientifico, abbiamo avuto il Diritto della Nautica da diporto, unitamente a quella nautica commerciale,  con un potere trasferito agli Enti locali, Regione e Comune,  affinché il bene pubblico “mare” fosse più vicino ai cittadini. Portualità turistica e una Nautica da diporto, diritto balneare, cantieristica nautica, diventano motori di sviluppo economico di un territorio marittimo che insiste su un porticciolo.

Un’imbarcazione o una nave da diporto è sempre una comunità viaggiante, ufficiali, marinai e hostess;  e quando è in transito in porto o sostano per servizio o per destagionalizzare sono portatori di quel valore aggiunto all’economia di una città. Competenza e contenuti dei porti turistici portano ad una riflessione (soprattutto riguardo alle professioni) che devono essere coniugate con l’evoluzione tecnologica e della digitalizzazione delle relazioni in corso: navi con nuovi materiali, e nuova automazione navale, esigenze turistiche nuove, comunicazioni e connessioni informatizzate e smart sicuramente porteranno a nuove competenze e professioni marittime.

L’evoluzione della portualità turistica e della nautica da diporto va coniugata con l’evoluzione del turismo e delle sue filiere. Il porticciolo nasce come un’infrastruttura pubblica sotto la competenza primaria del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; ma le riforme e l’autonomia del Diritto della navigazione da diporto e le nuove condizioni sulle concessioni demaniali stanno consentendo di passare dal “progetto- porto” al “progetto–turistico”. Quindi se cambiano le coordinate del “turismo” e il porto turistico vorrà essere competitivo dovrà cambiare le sue prestazioni. Il concetto di “turismo” si sta trasformando da semplice viaggio, villeggiatura, marina, villaggio e resort, in un concetto che fa riferimento al “tempo” e quindi ad una esperienza unica di tre/quattro giorni.

Un’impresa turistica e nautica che non riesce a dare servizi di qualità, tali da permettere al turista e al diportista quella “sensazione” di pienezza esperienziale, sarà fuori dal mercato e dalle rotte di una nautica da diporto pleasure e commerciale. Un porto turistico che non sia polifunzionale nell’offerta di servizi tecnico-nautici, cantieristici, di gestione di rifiuti, refitting all’imbarcazione, anche di fronte a dei sinistri marittimi e di servizi di connessione smart finanziaria, bancaria, hotellerie, turistica e benessere(beauty spa) al diportista, è fuori dal mercato e dalle rotte.

Infine,  il Prof Bufalari ha sviluppato gli ambiti di un dritto al mare riguardo alle concessioni demaniali, (i requisiti, come vengono distribuite e come vengono gestite); gli ambiti europei di un Diritto della nautica da diporto e relative categorie di accatastamento e impianti di gestione dei rifiuti importante per un porto; le classi di un’imbarcazione e le relazioni con le Capitanerie di Porto; l’uso commerciale di un’imbarcazione, sui charter a tempo e/o a viaggio sui posti barca; fondi di finanziamento europeo per progetti sul new-turismo e i nuovi porti turistici e nautici; sulla salvaguardia dell’ambiente marino incentivando pescherecci nel recupero della plastica in mare. Tutto strategicamente ruota intorno alla formazione dei giovani a partire dagli Istituti Tecnico nautici, e non solo, ma anche agli Istituti Tecnici Superiori post diploma.

Si auspica una dimensione sistemica, anche da parte delle Istituzioni, tra turismo e nautica da diporto con tutte le relative filiere; in particolare l’unicità di riferimenti normativi in materia di porti turistici e nautici, evitando i conflitti fra sovranità legislativa tra Autorità di Sistema Portuale, Regione e Comuni, favorendo così investimenti di capitali privati italiani e/o esteri in imprese turistiche e nautiche.
Cap. Vasc. Roberto Micelli- Il Comandante inizia con una domanda retorica: “Siamo consapevoli della nostra italiana  marittimità”?  Didatticamente il suo intervento ha evidenziato una “ Visione continentale dell’Italia in relazione alla marittimità di uno Stato”.

La globalizzazione e l’internazionalizzazione, ancora una volta, hanno posto il bene “mare” ad essere solcato da flussi materiali ed immateriali e sicuramente hanno posto e porranno sempre più in futuro un problema di security. Cambiamenti climatici, pressioni demografiche (importanti per l’Italia e per l’Europa), crisi finanziarie che si trasformano in crisi occupazionali, una grande massa di dati gestita da reti, web ed internet; cambiamenti sociali che vanno letti con “chiavi” differenti. Sulla scena mondiale si sono affacciati i -global consent-, cioè degli spazi/domini, non legati a nessun controllo politico sovrano di uno Stato, che stanno consentendo un accesso libero di merci, prodotti e dati.

Il mare è diventato l’ambiente di maggior traffico per il trasferimento di flussi merceologici da un porto ad un altro, creando seri problemi di security per la stessa visione continentale e marittima di uno Stato. Analisti concordano che la maggior parte delle relazioni sociali degli Stati post-moderni si svolgono lungo le proprie coste che si affacciano sul mare, al punto da definire questo secolo come il “secolo del mare” -siècle bleu-.

Molti Paesi marittimi, della Ue e della NATO, riconoscendo l’importanza del mare, hanno sentito il bisogno di elaborare strategie inerenti alla marittimità, aumentandone la connettività con il mare. Il Mediterraneo, sebbene impegni solo l’1% del pianeta acqueo, la maggior parte dei flussi merceologici ed  energetici passa per  questo mare. L’Italia, con i suoi 8000 Km di costa, baricentrica nel Mediterraneo, da lavoro a 470.000 addetti,  più  300.000 dell’indotto; l’Italia è la prima flotta mondialie per navi ro-ro e ro-pax;  la quarta per prodotti alla rinfusa; leader come nazione con un’offerta turistica ampia nel settore della crocieristica; fondamentale nella cantieristica navale soprattutto per navi crociera;  anche nel settore della nautica da diporto e costruzione di yacht non è da meno, ed è per tutto questo che lo Stato italiano si è dotato di una strategia marittima e di una rete internazionale per garantire la propria marittimità. In questo secolo, perciò il mare è diventato “libero” e liberamente impiegato.

Il Mare Mediterraneo è sotto minacce, dirette e trasversali, come la pirateria, terrorismo, immigrazione clandestina e armi di distruzione di massa, stanno assumendo connotazione geografica differenti. I cambiamenti climatici hanno portato a solcare nuove rotte; presenza subacquea nella zona fredda della Groenlandia, Islanda ed Inghilterra di vettori a forte autonomia, lungo le acque territoriali di questi Paesi, impone nuovi security plane; nei mari della Cina, la realizzazione di isole artificiali mercantili stanno portando ad aumentare il potere marittimo e la relativa capacità territoriale di un Paese.

La pirateria latente del Corno d’Africa di fatto ha ridotto i trasporti nel mar Rosso e quindi potrebbe creare una certa  marginalità del Mediterraneo;  i narco-trafficanti  che, usando vettori mercantili (container) dai Caraibi all’Africa, invadono con la loro mercanzia una marittimità di uno Stato stravolgendone finanze e banche. Tutto questo porta ad una costante implicazione sul Mediterraneo, variando la c.d. territorialità di questo antico mare e dell’Italia.

Poi, il Comandante Micelli ha illustrato alcuni case-study, che hanno compromesso una territorialità del mare, inficiando l’utilizzo del diritto al mare contro un terzo Paese. Il caso della piattaforma petrolifera Saipem con una nave dell’Eni che non riesce ad effettuare i lavori perché navi militari turche presidiano la zona, dichiarata area di esercitazione militare e quindi pericolosa, rivendicando la propria territorialità.

L’altro caso è dell’anno scorso: alcune navi militari russe hanno sorvegliato lo stretto per accedere il Mar D’Azov, (salvaguardare da attacchi terroristici il ponte da poco restaurato), di fatto  impedivano ai pescherecci dell’Ucraina di praticare la pesca. La Marina Militare italiana contribuisce al sistema-Paese svolgendo la propria azione con un approccio olistico alla marittimità nei settori più sensibili, come quelli della difesa nazionale e della sicurezza marittima e della navigazione.

Inoltre, la Marina Militare italiana, grazie alla sua azione resiliente, contribuisce al sistema-Paese, in generale, per reagire alle minacce interne/esterne che  comprometterebbero il tessuto sociale dell’Italia. Ultimo, l’impegno della cooperazione internazionale per la sicurezza della navigazione mercantile a difesa dell’industria nazionale.

Il Comandante ha concluso il suo intervento con un’affermazione che rimane tutto un programma:
“Il mare è per l’Italia uno strumento sul quale è necessario affermare, e soprattutto difendere i propri e ramificati e variegati interessi  nazionali. Ma la libertà dei mari e la conseguente libera affermazione dell’interesse nazionale non devono essere dati per scontato.” Per andare verso una nuova marittimità e connettività verso un Mare 2.0 di un Paese è necessaria una nuova governance del mare sistemica ed integrativa, sostenere la cultura marittima, coordinare il cluster marittimo e le professioni del mare, contribuendo così alla continuità del “pensiero mare”.

Salvatore Carruezzo

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FEDEPILOTI: DALL’ASSEMBLEA NAZIONALE SEGNALI PER LA VALORIZZAZIONE DELLA PROFESSIONE

Roma – L’Assemblea Nazionale della Federazione Italiana Piloti dei Porti numero 72, svoltasi ieri, martedì 9 aprile nei saloni del Grand Hotel Plaza di Via del Corso a Roma, ha offerto spunti di riflessione ma soprattutto di punti di “ri”partenza per una professione del mare che fonda le proprie radici nei valori di un ruolo a garanzia dell’interesse generale scevro da coinvolgimenti del mercato. E’ bastato l’incipit del presidente della Federazione, Comandante Francesco Bandiera, ad aprire un confronto che ha coinvolto  in un dialogo schietto e senza giri di parole tutti gli stakeholders del cluster marittimo.

In platea ad ascoltare e annuire i rappresentanti del Governo, il Ministro alle Infrastrutture e Trasporti, senatore Danilo Toninelli, il suo vice, con delega ai porti, onorevole Edoardo Rixi, il capogruppo del PD della IX Commissione della Camera, onorevole Raffaella Paita, il Comandante Generale delle Capitanerie, Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino, il vice presidente di Confcommercio Paolo Uggè, i massimi rappresentanti di varie associazioni: “Il pilotaggio portuale Italiano è in seria, profonda difficoltà!”: parole, queste, del presidente Bandiera che hanno aperto una voragine sulle problematiche inerenti il pilotaggio, “un servizio a disposizione dell’Autorità Marittima 24h su 24 per interventi in emergenza” e che in Italia “ha garantito per decenni economicità con alto livello di operatività e sicurezza”.

Già, la sicurezza: il nodo sul quale si è dibattuto sottolineando un dato di appena due anni fa, relativo ad un’analisi delle assicurazioni di settore che assegna ai piloti italiani “il primo posto al mondo per minore incidentalità nei porti a dispetto degli spazi sempre più stretti e degli escavi sempre più necessari”. A quale prezzo? “Il costo del pilotaggio in Italia, in uno studio europeo del 2012, risulta essere di molto inferiore alla media continentale. Giusta e sacrosanta l’attenzione al profitto – tiene a precisare Bandiera -. L’armatore investe ingenti somme prendendo grandi rischi imprenditoriali. Di questo la gente di mare ne è consapevole e noi Piloti del Porto abbiamo molto chiara questa verità.

Siamo stati ufficiali imbarcati, comandanti e solo in un secondo tempo ci siamo specializzati nella manovra portuale, il momento di più alto rischio per la nave che si deve muovere vicino ad infrastrutture in acque ristrette con dimensioni sempre più grandi ed in tempi sempre più compressi” senza perdere di vista “il vero core business del pilotaggio: tutela degli interessi più che legittimi dell’armatore, quello ancora più importante dell’interesse generale dello Stato attraverso la salvaguardia della vita umana in mare e dei beni materiali ed ambientali. E’ la composizione di questi due interessi che deve essere realizzata garantendo la sicurezza dei porti e delle acque portuali”.

Il tutto messo in discussione dall’idea dell’autoproduzione: “Il prossimo  8 di maggio saremo a Palermo a difendere l’impianto del pilotaggio Italiano presso il Consiglio di Giustizia Amministrativa proprio in una causa sull’autoproduzione – appellata da un operatore privato che ha rilevato un trasporto marittimo pubblico regionale in regime di monopolio – finanziato con fondi pubblici destinati anche a garantire la sicurezza nei porti attraverso il corretto utilizzo dei servizi tecnico-nautici. Noi siamo professionisti del mare, prestati all’Amministrazione per la tutela dei porti Italiani, normati dal Codice della Navigazione e dalle leggi sui porti che sono progressivamente intervenute. A tutela di tutti i soggetti, pubblici e privati, i servizi tecnico-nautici devono mantenere un’autonomia di esercizio scevra da qualsiasi influenza diretta del mercato”.

Qui il messaggio: “All’Amministrazione Marittima nelle sue componenti centrali e periferiche diciamo che noi Piloti ci sentiamo assolutamente parte attiva della voglia di ripresa di questo Paese, perchè crediamo nel servizio reso: nella tutela pubblica dell’interesse generale dei porti, delle strutture, dell’ambiente marino”. Ma non è l’unico punto scottante: “Entrando in tema tariffario, doveva essere l’anno del rinnovo delle tariffe per il riequilibrio finanziario nazionale anelato da sei-lunghi-anni con l’unanime condivisione di tutto il cluster marittimo e con il patrocinio del MIT.

Avrebbero dovuto applicarsi i criteri e meccanismi così come espressamente indicato dallo stesso Ministero nel 2012, ed avrebbe dovuto anche essere l’anno in cui sarebbe stato sancito che esistono navi sempre più grandi che entrano nei nostri porti non tutti adeguati strutturalmente. Intendimenti TUTTI disattesi. Eppure siamo in assoluto i più operativi in Europa e forse anche nel mondo, con oltre mille prestazioni per pilota contro una media per Paese di circa 500, mentre il pilotaggio in assistenza via radio oggi è aumentato al 48 per cento degli interventi”. Ma i piloti non mollano: “Continueremo a difendere il nostro impianto regolatore in tutte le sedi ed in ogni modo perchè certi della bontà dello stesso, ma soprattutto perchè questa è la cornice fissata dalla nostra disciplina che per altro non è assolutamente contraddetta dal regolamento Europeo nr. 352/2017, che potrá portare solamente eventuali ben accette integrazioni.

Tutto quanto detto salvo che se l’Amministrazione domani decidesse di cambiare o semplicemente modificare l’attuale sistema  organizzativo e normativo non potremmo fare altro che adeguarci perchè è solo all’Amministrazione Marittima che rispondiamo e dall’Amministrazione Marittima che dipendiamo”. Rimanendo sulla normativa europea vigente, il presidente Bandiera fa presente che “il regolamento recepisce l’esigenza di istituire e mantenere servizi totalmente regolati nei porti degli Stati membri allorchè essi intendano perseguire interessi pubblicistici tra i quali la sicurezza portuale.

Tale atto di diritto derivato dell’Unione Europea infatti, non ha alcuna esitazione a consentire agli Stati membri di imporre requisiti minimi per la fornitura di servizi erogati in porto, nonché limitazioni al numero dei prestatori, in ragione di preminenti obblighi di servizio pubblico riconosciuti in capo a questi soggetti, oltreché esigenze di efficienza ed economicità nell’erogazione del servizio, a fronte di investimenti e struttura organizzativa che si giustifica solo in quanto effettivamente utilizzata dalla generalità degli utenti di un determinato porto. Alla luce di questi principi, ci pare ancora una volta legittimata la disciplina del servizio di pilotaggio articolata nel nostro ordinamento, che individua un unico prestatore di servizio per porto, proprio per soddisfare esigenze di sinergia nella prestazione del servizio universale alla generalità degli utenti: in particolare, esigenze di sicurezza insieme ad esigenze di efficienza economica.

Allo stesso tempo, la disciplina dettata dal regolamento in materia di tariffazione dei servizi di interesse generale – direttamente applicabile anche al servizio di pilotaggio – non contraddice affatto il modello tariffario in vigore nel nostro ordinamento, che rispetta i canoni di trasparenza, obiettività e non discriminazione di derivazione europea grazie a una precisa regolamentazione del procedimento di formazione delle tariffe, con ampia e costante partecipazione delle rappresentanze degli utenti, nonché delle stesse AdSP”. Quindi i nuovi termini di accesso alla professione: “Purtroppo, non altrettanto condivisibili da parte nostra sono invece le conclusioni raggiunte lo scorso dicembre dal CGA di Palermo.

Mi riferisco alla questione del limite di età nell’accesso ai concorsi pubblici dei piloti. Riteniamo che il mantenimento del limite d’età sia pienamente giustificato tanto dalla specificità del settore, quanto dei preminenti interessi di sicurezza pubblica coinvolti. Pertanto, l’auspicio è che venga indicato per via amministrativa un limite di età sulla base degli stessi principi vigenti nel nostro ordinamento anche a proposito di funzioni pubbliche relative alla sicurezza, che richiedono requisiti analoghi a quelli del nostro settore.

Pur considerando le recenti e future innovazioni tecnologiche, aprire la professione del pilota a tutte le età potrebbe non solo compromettere l’attuale modello di accesso alla professione, ma anche comportare pesanti ripercussioni sulla composizione degli organici, sull’economicità del servizio, e sulle stesse esigenze alla base degli standard di formazione professionale continua. Confidiamo pertanto che la parziale modifica delle motivazioni della sentenza di primo grado ci fornisca l’opportunità di collaborare col Ministero ai fini della predisposizione dei prossimi bandi di concorso. Tanto più che la stessa sentenza del CGA indica la possibilità di introdurre limiti di età giustificati «da obiettivi legittimi di politica dell’occupazione, mercato del lavoro e formazione professionale”.

La partecipata Assemblea dei Piloti, alla quale hanno presenziato anche alcuni studenti dell’Istituto Tecnico Nautico di La Maddalena, quindi di possibili papabili piloti di domani, è stata tranquillizzata a seguire dal Comandante Generale delle Capitanerie, Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino che ha sottolineato l’importanza di mantenere e non intervenire su un quadro normativo vigente che è sinonimo di sicurezza. “Senza sicurezza non c’è sviluppo, e neanche civiltà “.

E in particolare dal Ministro alle Infrastrutture e Trasporti, senatore Danilo Toninelli “Non voglio nemmeno lontanamente sentire parlare di privatizzazione del sistema portuale di sicurezza, che permette velocità e sicurezza. È giusto, è legittimo che sia concorrenza tra gli armatori -dice il ministro – ma la concorrenza non deve entrare in contraddizione con la sicurezza. State tranquilli – ha garantito – il governo è dalla vostra parte. Gli operatori  devono essere messi nelle condizioni di operare sempre al meglio, in serenità: andate avanti così, avete il governo dalla vostra parte”.

A seguire gli interventi di altri noti e importanti relatori, come il cav. Paolo Uggè V. Pres. di Confcommercio, sui temi del rapporto tra competitività e sicurezza, di Raffaella Paita  Capogruppo PD alla IX Commissione della Camera dei Deputati, del dott. Rodolfo Giampieri di Assoporti, che hanno comunque messo in luce l’importanza mantenere l’attuale normativa  recentemente varata con l’ultima riforma e di una sinergia tra le realtà del cluster portuale, al fine di garantire maggior peso e maggior voce ai porti italiani.

Breve ma fondamentale il contributo del Prof. Sergio Maria Carbone, certamente tra i massimi esperti italiani di diritto marittimo internazionale e della navigazione, che da anni si occupa delle problematiche portuali e dei servizi tecnico nautici. “Il modello attuale  dei STN– ha ribadito il Prof. Carbone  – è da salvaguardare perché assicura efficienza economica, attraverso trasparenza, chiarezza e proporzionalità”.

Il vice ministro Edoardo Rixi, in chiusura, ha posto l’accento sulla questione delle diverse esigenze e caratteristiche dei porti italiani rispetto ai porti europei, in particolare del Nord Europa, sottolineando l’importanza di far valere anche le differenti ragioni dei porti italiani e mediterranei che hanno necessità molto diverse rispetto a quanto spesso l’Europa: “Quello che per noi è importante “ ha ribadito Rixi  “come sarà l’Europa dei Porti tra 20 anni” e su questo orientare la propria progettualità e la propria visione già oggi.

La Giornata del Mare 2019 a Caorle

La Capitaneria di Porto di Caorle e il Circolo Nautico Santa Margherita per gli alunni dell’Istituto G. Ciardi di Treviso

Giovedì 11 aprile Caorle sarà la meta di una giornata molto speciale per 125 alunni della scuola primaria “G. Ciardi” di Treviso, dalla classe seconda alla quinta, che parteciperanno alla Giornata del Mare.

Con l’entrata in vigore del nuovo Decreto sul Codice della Nautica, il 13 febbraio 2018, è stata infatti istituita laGiornata Nazionale del Mare, che verrà celebrata l’11 Aprile di ogni anno, con la finalità di trasmettere ai più giovani la cultura marinara. L’iniziativa governativa vede coinvolta la Federazione Italiana Vela attraverso i suoi affiliati sul territorio, il Corpo delle Capitanerie di Porto, il CONI, la Lega Navale e gli Istituti scolastici.

Per questo primo appuntamento nazionale, l’Ufficio Circondariale Marittimo di Caorle in collaborazione con il Circolo Nautico Santa Margherita, il Comune di Caorle, Asvo e Consorzio Arenili, ha programmato una serie di attività indirizzate agli studenti, volte a sviluppare la cultura del mare inteso come risorsa di grande valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico.

A partire dalle ore 10.00 i ragazzi parteciperanno ad una serie di attività didattiche presso il Museo Nazionale di Archeologia del Mare, con interventi degli uomini della Capitaneria di Porto che illustreranno cosa fare per tutelare l’ambiente marino e viverlo in sicurezza, laboratori creativi a tema e la visita al Museo cittadino, dove sono conservati preziosi reperti tra i quali il brick Mercurio, un’imbarcazione da guerra a due alberi di età napoleonica.

Dopo la pausa pranzo, i ragazzi si sposteranno lungo la passeggiata a mare adiacente la Spiaggia di Levante, da dove assisteranno apartire dalle 13.30 ad un vero intervento di ricerca e soccorso in mare realizzato con i mezzi della Guardia Costiera, al quale potranno prendere parte attivamente.

Lo scopo di questo evento, intitolato dal Comando di Caorle“Il mare è vita”, è quello di infondere nei giovani interesse, coscienza e responsabilità, in modo da costruire un’opinione pubblica attiva e sensibile, capace di porre in essere quotidianamente azioni a protezione e tutela di un bene, il mare, vitale per tutta la comunità.

Le barche d’epoca a Montecarlo: aperte le iscrizioni alla XIV Monaco Classic Week

Al via la macchina organizzativa della XIV edizione della Monaco Classic Week, il biennale raduno internazionale riservato alle barche d’epoca a vela e a motore, in programma a Montecarlo dall’11 al 15 settembre 2019. Le imbarcazioni di stile classico potranno inoltrare la richiesta online di partecipazione e, se pertinente con il carattere dell’evento, verranno ospitate all’ormeggio per una settimana all’interno del Principato senza corrispondere alcuna quota di iscrizione. Il tema centrale di questa edizione saranno gli Stati Uniti d’America, con un villaggio americano dove verranno celebrate le barche di progetto o costruzione ‘made in USA’.

L’AMERICA ALLA QUATTORDICESIMA MONACO CLASSIC WEEK
La biennale Monaco Classic Week – La Belle Classe, nata nel 1994, è uno dei più importanti e partecipati raduni di barche d’epoca di tutto il Mediterraneo. A 25 anni dalla prima edizione e per circa una settimana, dall’11 al 15 settembre 2019, il Principato di Monaco ospiterà le più belle imbarcazioni in legno tuttora naviganti, progettate da importanti yacht designer del passato come John Alden o Olin Stephens, costruite dai più titolati cantieri navali del mondo tra i quali Nathanael Herreshoff, Chris Craft, Garwood o Hacker-Craft. Questa quattordicesima edizione sarà dedicata agli Stati Uniti d’America, nazione particolarmente cara al Principe Alberto II di Monaco.

Per l’occasione verrà allestito un vero e proprio ‘villaggio americano’ per celebrare la produzione navale di un Paese che ha contribuito in maniera determinante alla storia e allo sviluppo della nautica da diporto mondiale. In quei giorni si calcola che saranno oltre 70 le imbarcazioni presenti all’ormeggio, pronte a confrontarsi in occasione di regate, parate, concorsi di eleganza e di manovrabilità. Chiunque potrà chiedere di partecipare all’evento compilando la domanda di invito online al link www.ycm.org/mcw19 . Le barche considerate di interesse verranno invitate ufficialmente, non corrisponderanno alcuna quota di iscrizione e saranno ospitate gratuitamente all’ormeggio per una settimana. Armatori ed equipaggi potranno inoltre partecipare ai momenti conviviali organizzati in banchina e presso lo Yacht Club de Monaco.

LE CLASSI DI IMBARCAZIONI E IL VILLAGGIO AMERICANO
Tra le numerose tipologie di imbarcazioni a vela presenti alla Monaco Classic Week ci sarà anche una flotta di Classiche Metriche della Stazza Internazionale, le barche da regata nate nei primi anni del Novecento che oltre a fare la storia dello yachting hanno anche partecipato alle Olimpiadi e a innumerevoli competizioni in tutto il mondo. Non mancheranno gli unici quattro 15 Metri S.I. ancora naviganti al mondo, a cominciare dal cutter aurico Tuiga del 1909 dello Yacht Club de Monaco, alla quale verrà dedicata una serata per festeggiare i 110 anni dal varo, The Lady Anne del 1912, Hispania anch’essa del 1909, commissionata all’epoca dal re di Spagna Alfonso XIII, e Mariska del 1908.

Alcune grandi golette d’epoca associate all’International Schooner Association, tra le quali Puritan del 1931 e Orianda del 1937, disputeranno la seconda tappa del loro circuito 2019. Non mancherà una flotta di Dinghy 12’, la storica deriva nata in Inghilterra nel 1913 dalla matita di George Cockshott, i motoscafi Riva in legno e gli scafi del cantiere americano Chris-Craft, fondato negli USA a fine Ottocento e posseduti in passato da divi come Frank Sinatra e Elvis Presley. Le associazioni di settore potranno essere invitate e avere un proprio stand all’interno del villaggio americano allestito per l’occasione. Stessa opportunità per le attività commerciali inerenti il mondo della nautica tradizionale. Per le sistemazioni logistiche verranno segnalati alberghi, residence o appartamenti convenzionati con l’evento.

IL PROGRAMMA DELLA MONACO CLASSIC WEEK 2019
Lunedì 09/09/2019
• 12.00 – 18.00     Arrivo, accoglienza e registrazione delle imbarcazioni presso lo Yacht Club Monaco Marina
Martedì 10/09/2019
• 09.00 – 18.00     Arrivo, accoglienza e registrazione delle imbarcazioni presso lo Yacht Club Monaco Marina
Mercoledì 11/09/2019
• 09.00 – 18.00     Arrivo, iscrizione e messa in mare dei Canots Automobiles
• 11.00        Regate Classi Metriche, vele d’epoca e classiche
• 20.00        Monaco Classic Week Welcome Cocktail
Giovedì 12/09/2019
• 09.00 – 10.00    Distribuzione ingredienti per il Concorso degli Chefs
• 09.00 – 18.00    Ispezione tecnica yachts a cura della giuria del premio “La Belle Classe Restauration”
• 11.00         Regate Classi Metriche, vele d’epoca e classiche
• 11.00        Gara di regolarità imbarcazioni a motore – Canots Automobiles
• 17.00 – 19.00    Concorso degli Chefs con Moët Hennessy, presentazione dei piatti in banchina
• 20.00        Crew Party – Serata equipaggi
Venerdì 13/09/2019
• 09.00 – 18.00    Ispezione tecnica yachts a cura della giuria del premio “La Belle Classe Restauration”
• 11.00         Regate Classi Metriche, vele d’epoca e classiche
• 11.00        Regate Classe Dinghy 12’
• 11.00        Concorso di manovrabilità imbarcazioni a motore – Canots Automobiles
• 20.30        Serata La Belle Classe (su invito Moët Hennessy)
Sabato 14/09/2019
• 09.00 – 18.00    Ispezione tecnica yachts a cura della giuria del premio “La Belle Classe Restauration”
• Durante la giornata Concorso di Eleganza barche a vela e a motore
• 11.00         Regate Classi Metriche, vele d’epoca e classiche
• 11.00        Regate Classe Dinghy 12’
• 11.00        Concorso di Eleganza – Parata Canots Automobiles
• 20.00        Notte Americana
Domenica 15/09/2019
• 11.00        Cerimonia di premiazione

Foto: Studio Borlenghi-C.Borlenghi

Il Sistema Telematico Centrale della nautica da diporto sarà a regime dal 1 settembre

Con l’inizio del mese di aprile è cominciato il periodo di sperimentazione del nuovo Sistema Telematico Centrale della nautica da diporto (SISTE) presso la direzione competente del Mit e presso gli sportelli Telematici del diportista.

Il nuovo sistema, istituito con DpR 152/2018 e obiettivo strategico fortemente voluto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, persegue la finalità di realizzare la progressiva informatizzazione della tenuta dei Registri di iscrizione delle imbarcazioni e navi da diporto e la digitalizzazione del rilascio dei documenti di navigazione delle stesse.

Se, infatti, tali procedure sono attualmente svolte presso gli Uffici marittimi periferici e presso gli Uffici periferici della Motorizzazione e registrate su Registri cartacei, con il nuovo SISTE si prevede non solo l’istituzione di un Archivio Telematico Centrale (ATCN), ma anche di un apposito Ufficio di Conservatoria Centrale delle unità da diporto (UCON) e di uno Sportello Telematico del diportista (STED), attivabile mediante collegamento con il CED della Motorizzazione all’interno del Portale dell’Automobilista nella Sezione “Navigli”.

La sperimentazione durerà 5 mesi, dal 1 aprile 31 agosto 2019: in questo periodo, ai fini dell’attivazione dell’Archivio, le Capitanerie di Porto, gli Uffici Circondariali Marittimi e gli Uffici della Motorizzazione Civile sono chiamati a trasferire i dati contenuti nei Registri cartacei relativi alle Unità da diporto immatricolate entro il 31 agosto 2019 all’UCON.

Si prevede dunque che il SISTE entri a regime dal 1 settembre 2019 e, da subito, sarà in grado di registrare tutte le nuove iscrizioni di imbarcazioni e unità da diporto. Il completo inserimento di tutti i dati di proprietà navale provenienti dai Registri periferici dovrà essere completato entro il 1 gennaio 2021.

Parlamento Europeo: la Federazione del Mare alla conferenza “Future for Ocean Governance and Blue Growth” in rappresentanza dei cluster marittimi europei

Bruxelles-Presso il Parlamento europeo si è tenuta la Conferenza ad Alto Livello “Future for Ocean Governance and Blue Growth”, organizzata con la partecipazione delle principali istituzioni marittime dal deputato europeo portoghese José Inácio Faria, della commissione Ambiente, per affrontate tre importanti temi: modellare la governance globale dell’oceano per il futuro, ottenere mari sani e puliti entro il 2030, promuovere un’economia blu sostenibile.

Per ENMC (European Network of Maritime Clusters), organizzazione di cui l’Italia detiene la vicepresidenza, è intervenuta Laurence Martin, vicesegretario generale della Federazione del Mare. La rappresentante dei cluster marittimi europei ha ricordato che l’economia blu dell’UE sta crescendo costantemente e che, con un fatturato di oltre 560 miliardi di euro, crea posti di lavoro per quasi 3,5 milioni di persone. “L’industria marittima è un settore vitale e strategico per l’Europa.

Oltre ad avere un’enorme dimensione costiera, con il turismo che ne deriva, e numerose città importanti, il cui sviluppo è tuttora legato al mare, l’Europa è una grande potenza marittima: il 90% del commercio internazionale, l’80% del commercio estero dell’UE e il 40% del commercio interno dell’UE utilizzano la navigazione. Inoltre, gli armatori europei controllano quasi il 40% della flotta mercantile mondiale e sono attori chiave nello shipping.

L’industria cantieristica europea è leader mondiale per quanto riguarda le navi da crociera e gli yacht da diporto, mentre l’industria di produzione di apparecchiature e componenti dell’UE serve metà della flotta mondiale. L’attività europea di pesca svolge un ruolo importante nella nostra politica alimentare”. Lo shipping rappresenta il 3,1% delle emissioni globali di CO2 e senza l’adozione di misure adeguate, le emissioni prodotte dalle navi aumenterebbero ulteriormente nei prossimi anni (fino al 250% entro il 2050, secondo alcune fonti).

Ridurre le emissioni di gas-serra dello shipping è quindi fondamentale e su questo l’industria marittima si sta impegnando e condivide la norma dell’International Maritime Organization (IMO) che stabilisce al 2050 una crescita delle emissioni di gas-serra limitata al 50% del livello del 2008. Inoltre, dal 2020 entrerà in vigore in tutto il mondo la normativa IMO che prevede un limite di 0,5% dello zolfo nei carburanti marini.

Facendo riferimento alle affermazioni di una delle associazioni ambientaliste presenti, Laurence Martin ha ribadito che gli armatori europei vogliono navigare con navi pulite e per questo hanno appoggiato la nuova normativa IMO, mentre sono simili navi che i cantieri navali, insieme a fornitori, università e istituti di ricerca vogliono progettare e costruire.  Per compiere passi significativi, assicurare un trasporto a emissioni zero entro il 2050 e quindi contribuire a rendere entro quell’anno l’Europa un’economia e una società a impatto climatico neutro, il settore marittimo è aperto a continuare ad investire e sperimentare, ma per farlo chiede scelte politiche stabili e ha bisogno di una quota equa e sostanziale di finanziamento da programmi come Horizon Europe.

In tal modo, l’Europa contribuirà alla lotta globale al cambiamento climatico, oltre ad aiutare i cantieri navali europei a fronteggiare la concorrenza in termini di innovazione e consentire la progettazione e la costruzione dei tipi di navi più innovativi.  Per questi motivi, l’Europa e i suoi Stati membri devono agire ora a livello politico, a sostegno dei settori della navigazione, della costruzione e delle tecnologie marittime.

IL NAUTILUS Anno 14 N°1

In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato ai porti con un focus sulla Via della Seta e sulla via Traiana, il concetto dello IoT-Internet of Things, il contratto di ormeggio e il nuovo concetto di New-Port. Poi una riflessione sul principio di passaggio inoffensivo(riprendendo vicende come quella dell'Aquarius, Open Arms e Sea Watch 3). E ancora, approfondimenti sul potere amministrativo delle AdSP, Mare 2.0 e sulla navigazione delle navi e non delle merci.
poseidone danese

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