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Enrica Lexie: i due marò italiani preparano il ricorso

Stamani sono state state presentate due petizioni all’ Alta Corte di Kochi, relative alla vicenda dei maro’ italiani fermati dalle autorita’ indiane, tra cui quella della moglie di una pescatore ucciso che chiede un risarcimento al governo italiano.

I legali nominati dal governo italiano per seguire il caso dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono freneticamente al lavoro da stamattina per preparare un ricorso presso l’Alta Corte; La delegazione italiana ha trascorso la mattina in albergo a mettere a punto la tesi difensiva poiche’ il 4 Marzo scadrà il fermo di polizia e inizierà il fermo giudiziario.

Mentre si cerca ancora di fare chiarezza attorno ai fatti, da Atene e’ arrivata la smentita alle notizie riportate dalla stampa italiana secondo cui una petroliera greca – la Olympic Flair – sarebbe stata attaccata da pirati e scambiata dalle autorità indiane con la nave italiana Enrica Lexie. Un portavoce della Marina Mercantile ellenica distaccato presso il ministero per la protezione del cittadino ha dichiarato stamani all’ ANSA che nessuna nave mercantile battente bandiera greca è stata attaccata da pirati al largo delle coste meridionali dell’India negli ultimi giorni.

I due militari italiani si trovano intanto nella guesthouse della polizia sull’isola di Wellingdon, dove sorge il porto di Kochi, in stato di arresto. «Non possono avere contatti con l’esterno – spiega all’ANSA il vicecommissario M.Benoy responsabie per la sicurezza. Latorre e Gironi oggi sono apparsi brevemente sulla veranda per poi rientrare immediatamente. Rispetto a ieri davanti al bungalow non c’è più la stampa e anche la polizia ha preferito condurre le indagini in maniera più discreta per evitare il sensazionalismo mediatico di questi giorni.

Per il momento non e’ stata ancora rilasciata alcuna comunicazione ufficiale da parte della compagnia di navigazione Fratelli D’Amato, proprietaria della nave Enrica Lexie, sulla quale erano imbarcati i due marò del Battaglione San Marco accusati dalle autorità indiane di aver ucciso due pescatori indiani, scambiandoli per pirati.

Dalla compagnia fanno trapelare che stanno monitorando costantemente la situazione, nella quale comunque la società ha un ruolo marginale, e che rimane sotto la gestione delle autorita’ italiane. L’unico auspicio della Fratelli D’amato e’ che la nave possa riprendere al più presto la navigazione.

Matteo Bianchi

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Guerra: “Discrepanze nella versione delle autorità indiane”

Ammettendo l’esistenza di discrepanze tra la versione di due militari italiani del Battaglione San Marco e quella delle autorità indiane, l’ammiraglio Pasquale Guerra, alla guida della Forza da Sbarco dal 6 febbraio scorso, spiega anche il grande supporto che i militari stanno dando alle famiglie.

“Poche ore fa – spiega Guerra – abbiamo appreso che il giudice ha disposto un fermo di tre giorni: speriamo che in questo arco di tempo si possa fare chiarezza. Siamo fiduciosi che la dinamica sarà chiarita al più presto”. Il Battaglione intanto sta coordinando le operazioni di comunicazione tra la Farnesina, che sta gestendo l’emergenza, e le famiglie dei militari pugliesi.

“Confido che in questi giorni – continua Guerra – sia chiarito ogni dubbio che non riguarda solo la dinamica dell’incidente ma anche alcuni dettagli che riteniamo assolutamente significativi”. Discrepanze che infatti riguardano la posizione delle imbarcazioni, in acque internazionali, ma anche l’orario e la presenza di un identificativo sul peschereccio.

I militari sono stati raggiunti da un gruppo misto inviato dai ministeri di Difesa, Giustizia ed Esteri e si trovano nella foresteria di un commissariato locale.

Francesca Cuomo
Foto: Simone Rella

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I marò italiani rimangono a “disposizione” delle autorità indiane

Massimiliano Latorre, 44 Anni, di Taranto, e Salvatore Girone, di Bari, entrambi di forza alla Caserma “Carlotto” del Battaglione San Marco di Brindisi, guidata dal contrammiraglio Pasquale Guerra, rimangono a “disposizione” della Polizia di Stato indiana per ulteriori interrogatori; rimangono accusati di omicidio dalle autorità di Kochi per la morte di due pescatori.

Sapevamo tutti delle gesta dei marò del battaglione San Marco, ma l’ubiquità contemporanea in due luoghi  ancora non era stata raggiunta: due attentati in due luoghi diversi per le Autorità indiane sono stati compiuti dagli italiani imbarcati sulla nave Lexie. Ad oggi dopo giorni dall’accaduto, qualcosa delle accuse non regge.

Gli uomini del Battaglione San Marco non c’entrano con la morte dei due pescatori indiani; ma il giudice della Corte indiana continua a ritenerli responsabili ed ha disposto la prigione con  sequestro dei passaporti. Il “caso” ormai è scritto fra gli incidenti diplomatici più gravi che l’Italia sta subendo, dopo il “fuoco amico” dell’omicidio di Nicola Calipari e il caso Battisti in Brasile; ma erano diversi i luoghi e le circostanze.

Il fatto: era il pomeriggio di mercoledì, 15 febbraio 2012; la petroliera “Enrica Lexie” della compagnia napoletana Fratelli D’Amato,Umberto Vitelli comandante, stava navigando a 30 miglia dalla costa del Kerala, Stato dell’ India sud-occidentale. A bordo vigilavano 6 marò del San Marco (Marina Militare Italiana), imbarcati con il compito di sventare eventuali arrembaggi dei pirati; la petroliera italiana stava navigando in acque internazionali. Due episodi avvengono in queste acque confermati dal CCS (Commercial Crime Service), organismo internazionale che vigila sui crimini commerciali ed in particolare sulla pirateria.

Il primo incidente si verifica alle 16.00 ora locale e vede coinvolti gli uomini del San Marco; un’imbarcazione si avvicina con fare aggressivo (puntando la prua diritta sulla petroliera), senza dubbio ostile, tipico arrembaggio dei pirati ed i marò ingaggiano i soliti richiami, lanciando segnali luminosi e sparando in aria tre raffiche di mitra e riuscendo a mettere in fuga i pirati che “pescatori” sicuramente non erano!

Il secondo incidente si verifica alle 21.50, (sei ore dopo), a cinque miglia più a nord, sempre in acque internazionali. In questa area di mare stava navigando il peschereccio indiano, a bordo del quale si è verificata la morte di due marinai, e la compresenza di due barchini pirati che stavano effettuando l’attacco ad una petroliera, non sicuramente a quella italiana.

Questo avveniva alle 21.50 come dai resoconti del CCS. A questo punto non si comprende l’atteggiamento della guardia costiera indiana; in base a quale convenzione internazionale esplica il suo “potere” marittimo in acque internazionali; poi ritiene di mettere agli arresti i due militari italiani (incidente diplomatico grave!).

Il nostro ministro Giulio Terzi di Sant’Agata sta conducendo una mediazione troppo conciliante, anche per non compromettere la visita istituzionale in India gia programmata per marzo prossimo; mentre per AK Antony, ministro della Difesa indiana, l’incidente è serio, sfortunato e complesso e si aspettano le due indagini in corso quella della Polizia locale e quella della Guardia Costiera.

Una riflessione è d’obbligo: ci troviamo di fronte ad una legge dello Stato Italiano, che per esigenze delle Nazioni Unite in materia di lotta alla pirateria,  permette l’imbarco di militari su navi battenti bandiera italiana; quindi i marò del San Marco sono a tutti gli effetti una “organizzazione dello Stato” e quindi protetti dall’immunità nei confronti di stati stranieri, secondo norme del diritto internazionale, e sotto la giurisdizione esclusiva dello Stato Italiano.

Abele Carruezzo
Foto: Simone Rella

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Costa Concordia: recuperato il carburante di sei serbatoi

È stato recuperato, nei tempi previsti, il carburante contenuto in sei dei 15 serbatoi della Costa Concordia, la nave da crociera naufragata il 13 gennaio scorso davanti alla costa di Giglio Porto, dopo aver urtato lo scoglio delle Scole, causando 17 morti e 15 dispersi.

Con una attività andata avanti, ininterrottamente, da domenica scorsa, i tecnici della società Neri Smit, hanno svuotato i 1518 metri cubi di carburante, pari al 67% del totale, che erano nei tank di prua.

Le operazioni proseguiranno adesso, condizioni meteo marine permettendo e dopo il riposizionamento del pontone, con la flangiatura degli altri 9 serbatoi distribuiti tra la parte centrale e quella di poppa della nave dove si trovano altri 377 metri cubi di carburante (17%).

Infine, rimarranno da pompare piccole cisterne nelle sale macchine che hanno il restante 16%, pari a 348 metri cubi di gasolio. Sono previste almeno altre tre settimane di lavoro. «Si tratta – ha detto il sindaco Sergio Ortelli – di un primo traguardo importante in una operazione complessa.

Siamo fiduciosi che possa concludersi positivamente, con lo svuotamento completo del carburante, eliminando uno dei pericoli più grandi per il nostro territorio».

Trivellazioni in Adriatico: la Northern Petroleum chiede prospezioni per un’area grande quanto la Svizzera

Il parere negativo espresso da Comune di Brindisi alle prospezioni in Adriatico è solo l’ennesimo passo contro la Northern Petroleum che ha chiesto di trivellare un’area di circa 35mila chilometri quadrati. Ci sono 2.900 chilometri quadrati, suddivisi in sei diverse richieste avanzate dalla società inglese, solo per la competenza del Comune di Brindisi a cui però si sommano anche 30mila chilometri quadrati da trivellare per altre società e ulteriori 5mila chilometri quadrati per il resto della Regione.

Se per Brindisi si chiede di trivellare un’area più grande del Lussemburgo, per il totale delle richieste di arriva a raggiungere l’estensione della Svizzera. Dimensioni “attutite” dalla suddivisione in molte richieste che già lo scorso anno avevano portato il Tribunale amministrativo ad annullare le autorizzazioni ministeriali già concesse.

Nel 2009 infatti, la società inglese ottenne le prime autorizzazioni dal Ministero per l’Ambiente suddividendo in molte parti, ma tutte prospicienti, le aree in cui intendeva eseguire le prospezioni con la tecnica dell’air gun che non utilizza esplosivi ma onde sonore per verificare l’esistenza di petrolio sottosuolo marino.

A questa prima fase, la Northern Petroleum intende poi far seguire quella delle trivellazioni e dell’estrazione dell’idrocarburo. Intanto il procedimento incassa in primo parere non favorevole dal Comune di Brindisi. Nel 2010 la battaglia legale portata avanti dall’ente locale di Ostuni portò ad un doppio risultato: il Tar di Lecce dapprima sospese le autorizzazioni ministeriali, poi il Tar di Bari le annullò in maniera definitiva.

Questo ha prodotto poi le varie richieste di rilascio di Valutazione d’impatto ambientale, obbligatorie per ottenere i permessi alle prospezioni. Alla battaglia di Ostuni, nel frattempo, si sono aggiunti anche i Comuni di Brindisi, Polignano a Mare, Monopoli, Fasano, Carovigno e Otranto. La linea comune scelta dagli enti locali ha portato ad un primo documento unitario con cui, nello specifico di ogni territorio, è stato motivato il diniego alle prospezioni.

Prima del rilascio della Via, il ministero ha chiesto un nuovo parere agli enti locali. Oltre alle sei autorizzazioni richieste a Brindisi, ce ne sono anche tre che riguardano porzioni di mare tra Monopoli e Fasano, tra Lecce ed Otranto e tra Otranto e Tricase. Intanto, approfondendo studi scientifici e peculiarità del territorio, i tecnici comunali hanno stilato una nuova relazione in cui evidenziano le motivazioni del parere negativo.

Evidenziando le mancate garanzie della tecnica scelta che danneggia la fauna marina e, in particolare, la stabilità di alcuni cetacei, i tecnici hanno anche specificato che nel piano di sicurezza presentato dalla Northern Petroleum non ci sono sufficienti garanzie per i traffici marittimi nei pressi delle piattaforme. Motivi che hanno giustificato la decisione di non concedere alcuna autorizzazione. Tuttavia, nell’iter che dovrebbe portare ad ottenere le autorizzazioni ministeriali, il parere degli enti locali non è vincolante.

Francesca Cuomo

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Porto di Brindisi: gli agenti marittimi incontrano il Pd

I gravissimi problemi in cui si dibatte il porto di Brindisi sono stati oggetto di un incontro tra gli operatori portuali  ed una delegazione del Partito Democratico composta dal segretario provinciale Corrado Tarantino, dal segretario cittadino Antonio Elefante, dal senatore Salvatore Tomaselli, dal consigliere regionale Giovanni Epifani e dall’assessore provinciale Enzo Baldassarre.
A tale incontro era presente anche il candidato sindaco della coalizione di centro sinistra Mimmo Consales.

Gli operatori portuali hanno illustrato le cause che hanno determinato una fortissima contrazione del traffico passeggeri negli ultimi giorni, a partire dalla scarsa sicurezza degli ormeggi, dalla mancanza di strutture di accoglienza adeguate e dai costi troppo elevati dei servizi portuali. Una situazione di crisi che in parte è addebitabile all’attuale gestione dell’Autorità Portuale.

Il Partito Democratico, pertanto, ritiene che non si possa perdere altro tempo per non penalizzare ancor di più la struttura portuale brindisina ed è per questo che sarà chiesta una ispezione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti finalizzata a controllare l’operato dell’ente portuale.

Al Prefetto di Brindisi, invece, sarà chiesto di farsi carico della convocazione di un incontro tecnico tra tutti i soggetti interessati alla gestione del porto e gli enti locali affinché possa essere affrontato il problema dei costi dei servizi portuali e si possa stabilire di far ormeggiare anche le navi provenienti da paesi non comunitari sulla banchina di Punta delle Terrare che appare più sicura ed anche più agevole per le operazioni di imbarco/sbarco.

Si procederà, inoltre, con la richiesta di convocazione di una seduta monotematica del Comitato Portuale, così come sarà promosso un incontro pubblico sui contenuti del Piano Operativo Triennale dell’Autorità Portuale. Allo stesso tempo, sarà sollecitato un incontro operativo anche con l’Assessore regionale ai Trasporti Guglielmo Minervini.

Foto: Simone Rella

Isole Baleari: traghetto si “inchina” e sale sugli scogli

Il “Maverick Dos”, un traghetto veloce, tipo aliscafo, la scorsa sera alle 19.55 ora locale, lungo la sua rotta da Ibiza per Formentera, si è prima arenato presso isole Baleari e poi è salito proprio sulla scogliera finendo la sua corsa.

Il comandante Luis Gascón ha lasciato per ultimo la nave, dopo aver fatto in modo che tutti i suoi passeggeri e sei membri dell’equipaggio fossero messi in salvo e recuperati dalla guardia costiera. La Capitaneria di Porto di Ibiza ha aperto un’inchiesta sul sinistro della Maverick Dos e dai primi accertamenti si evince prepotentemente l’errore umano come probabile colpa dell’incidente.

La nave, lunga 36 metri,  non è un traghetto grande; può trasportare fino a 356 passeggeri e dispone di una velocità massima di 30 nodi; ed è proprio l’alta velocità  che non ha consentito al comandante una valutazione serena della situazione andandosi ad arenare sull’isola di Sa Torreta.

Anche in questo caso si è pensato subito al disastro ecologico, in quanto al zona è dichiarata area sensibile e protetta. Ora la società armatrice della nave, la Balearia, sta attuando un piano operativo per la decontaminazione dell’area e per il recupero del traghetto e rimessa a mare dello stesso.

Abele Carruezzo

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Capone: “Per la nautica da diporto pugliese grandi opportunità sui mercati esteri”

 

Loredana Capone e Giuseppe Danese

 

Grande interesse alla BIT, la Borsa Internazionale del Turismo in programma a Fiera Milano Rho dal 16 al 19 febbraio, per la nautica da diporto made in Puglia, alla quale l’Assessorato allo Sviluppo economico  ha dedicato il workshop dal titolo “La Puglia a vele spiegate”.

L’evento, organizzato grazie al supporto operativo dello Sprint Puglia (Sportello regionale per l’internazionalizzazione delle imprese) con il coordinamento del servizio Internazionalizzazione,  ha visto tra i suoi protagonisti il Distretto produttivo della Nautica da Diporto in Puglia, l’aggregazione, riconosciuta in via definitiva dalla Regione Puglia, che riunisce imprese associazioni, sindacati, enti, università e centri di ricerca.

Il workshop si è svolto oggi 17 febbraio alle ore 16,30 nello “Spazio Puglia” (Hall 1, Stand B01 – E10) ed  è stato introdotto da Vincenzo Caforio, Segretario del Distretto, che ha trattato il tema “Il mare da sogno – Il sistema dei porti turistici pugliesi per vivere e amare la Puglia”. Di seguito l’intervento di Alfredo Malcarne, Presidente dell’Assonautica regionale, dedicato all’accoglienza dei diportisti.

Si è occupato invece di arte, storia, cultura, paesaggio e tradizione enogastronomica visti come una straordinaria opportunità per il turista venuto dal mare, l’intervento di Roberta Mazzotta dell’agenzia regionale Pugliapromozione. È seguito il dibattito, mentre le conclusioni sono state affidate al presidente del Distretto produttivo della Nautica da Diporto in Puglia Giuseppe Danese.

“Questa presenza nella prestigiosa cornice della BIT – ha detto la vicepresidente della Regione Puglia e assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone – è un’occasione imperdibile di promozione per un settore che proprio in Puglia ha un grande potenziale di sviluppo sia per l’industria delle imbarcazioni, sia per il turismo.

Nei primi 9 mesi del 2011 il valore delle esportazioni del comparto nautico ha superato i 3,15milioni di euro, un risultato importante che tuttavia può ulteriormente crescere, se tutti insieme sapremo presentarci con prodotti e soluzioni innovative sui mercati esteri. La Regione Puglia continuerà ad accompagnare le imprese perché sfruttino anche in questo settore le opportunità delle migliori vetrine nazionali ed estere”.

Per il presidente del Distretto della Nautica Giuseppe Danese “La Puglia è destinataria ormai di un turismo da diporto d’eccellenza. La mission del Distretto è quella di interfacciare il turismo nautico con il turismo territoriale tradizionale per far sì che i nostri porti diventino “porte” d’accesso alla Puglia.

Il Distretto della Nautica da Diporto è il pioniere in Italia di questa relazione che punta a collegare le barche in arrivo con alberghi, ristoranti, guide e ogni altro servizio utile al turista. In questo comparto vogliamo diventare una vera eccellenza italiana”.

Foto: Simone Rella

Bit di Milano: la Provincia Di Brindisi si presenta

Si è svolta questa mattina, presso la Borsa Internazionale del Turismo di Milano (BIT), la conferenza stampa della Provincia di Brindisi “Fascino di una terra” nella quale è stato presentato l’intero territorio brindisino, le sue peculiarità, le sue attrattività.

Alla conferenza hanno preso parte l’assessore regionale al Mediterraneo Silvia Godelli, l’assessore provinciale allo Sviluppo Pietro Mita, gli assessori al Turismo dei Comuni di Ostuni,  Fasano e Carovigno, rispettivamente Agostino Buongiorno, Gregorio Anglani e Annamaria Petrosillo, il sindaco di Cisternino Donato Baccaro, il segretario della Fondazione Dieta Mediterranea Agostino Grassi, il responsabile di Puglia Promozione per Brindisi Francesco Nacci, Pamela Filomeno dell’Associazione Passo di Terra, Annalisa Medico del la rete Enterprise Europe Network della Cittadella della Ricerca, Valeria Romanelli dell’Associazione Guide Turistiche e Danilo Pomes responsabile programmazione di Nicolaus Tour.

La conferenza stampa si è aperta con l’intervento dell’assessore regionale Silvia Godelli. “Noi presentiamo – ha dichiarato – destinazioni turistiche in cui sono presenti realtà istituzionali come, in questo caso, l’Amministrazione provinciale di Brindisi e le sue straordinarie offerte di carattere turistico e culturali.

La Bit quest’anno si evidenzia per caratteristiche di natura innovativa in quanto tutte le realtà provinciali sono presenti di concerto con contributi e offerte che ci consentono di presentare il territorio regionale nella sua interezza. Brindisi e il suo territorio rappresentano un tassello importante sia per la sua storia, per le bellezze naturalistiche e per l’enogastronomia, oltre a tutti i percorsi rupestri e di masserie. Un territorio vario che dalla collina al mare ha in sé una vasta gamma di offerte appetibili a un variegato tipo di pubblico”.

“Ribadiamo la volontà da parte della Provincia di Brindisi – ha dichiarato l’assessore Pietro Mita – di continuare la nostra politica di investimento nel settore turistico. Il marchio Filia Solis è presente alla Bit unendo tutte le realtà comunali in un unico progetto di promozione del territorio. Parlare della provincia di Brindisi vuol dire parlare di natura, gastronomia, masserie, mare, campagna, cultura, eventi. Puntiamo ad uno sviluppo di tutte le peculiarità del nostro territorio ben consci del periodo particolarmente positivo per il settore, avallato dalla presenza di oltre due milioni di passeggeri nell’aeroporto di Brindisi.

Questo dato non rappresenta per noi un punto di arrivo ma ci spinge a fare meglio e a programmare attività sempre più in linea con il percorso intrapreso in questi ultimi anni. La presenza alla Bit rappresenta uno dei momenti più importanti per far conoscere il nostro territorio e attraverso questa azione congiunta con la Regione Puglia, le Camere di Commercio e Pugliapromozione siamo riusciti ad ottenere risultati più che soddisfacenti. Di particolare rilievo, poi, la nostra presenza anche in piazza Beccaria in cui siamo riusciti a coinvolgere i cittadini di Milano e i turisti con momenti di animazione, coinvolgimento, degustazioni e informazioni su tutto il nostro territorio”.

Si è poi parlato di Dieta mediterranea, un modello culturale che l’Unesco ha dichiarato l’anno scorso patrimonio dell’Umanità in cui le tradizioni gastronomiche diventano una vera e propria terapia di prevenzione per la maggiori malattie cardiovascolari. Attraverso la Fondazione si vuole, quindi, proporre un modo diverso di concepire il nostro stile di vita che si discosti da quello degli anni passati.

Stop ai lavori di Porto Concordia

“Sono passati tre mesi dalle ennesime esternazioni del Sindaco Mario Canapini che aveva assicurato la ripresa dei lavori per la realizzazione del Porto della Concordia ad oltre un anno dal fermo del cantiere. Anche dalla Commissione di Controllo insediatasi da oltre cinque mesi non giungono notizie positive.

Intanto i due moli parzialmente realizzati sono stati sgretolati dalle mareggiate e non è iniziato nessuno dei lavori di interesse pubblico previsti nella convenzione (strada di accesso al Porto, Ponte Due Giugno, svincolo del Viadotto, rifacimento manto stradale sconnesso dal passaggio dei mezzi pesanti, per non parlare della Chiesa e dell’Asilo Nido). Ormai il Sindaco è rimasto l’unico ancora a credere nella realizzazione dell’opera.”

Anche dalla Regione i segnali non sono incoraggianti come si evince dalla dichiarazione del Capo Gruppo del Partito Democratico, possibile futuro Candidato a Sindaco di Fiumicino, Esterino Montino.

“Bisogna avere il coraggio di capire se la IP Acqua Marcia sia in grado di portare avanti la realizzazione del Porto e, in caso contrario, provvedere al ritiro della concessione per l’effettuazione di un nuovo bando. La salvaguardia dell’Isola Sacra – ha affermato Montino – doveva avvenire parallelamente alla realizzazione dell’opera di costruzione che, al momento, mi sembra impantanata. Credo, a questo punto, che per il primo cittadino si aprano solo due possibilità: trovare una soluzione entro tempi brevi, oppure chiudere definitivamente la convenzione”.

Sul piede di guerra anche le ditte che hanno materialmente effettuato i lavori e fornito i materiali e che ancora lamentano il pagamento delle spettanze. Mario Garofano titolare di una delle ditte ha dichiarato:

“Il mancato pagamento dei lavori e delle forniture da me effettuate mi ha costretto ha chiudere l’attività, altri come me stanno rischiando di fallire. Il Sindaco Canapini e la Presidente Polverini stanno consentendo alla IP, con una serie di appalti e sub appalti, comportamenti non in linea con la convenzione con gravi danni per le ditte che hanno materialmente effettuato i lavori e per tutta l’economia locale.

Insieme ad altri stiamo organizzando una manifestazione di protesta e di denuncia dell’indifferenza e del mancato controllo del Comune di Fiumicino e della Regione Lazio nei confronti della Committente, in occasione dell’International Big Blu in corso presso la Fiera di Roma al Salone della Nautica e del Mare. Gli operatori del settore devono sapere come il Gruppo di Gaetano Bellavista Caltagirone sta gestendo la realizzazione del Porto della Concordia a Fiumicino”.

C’è anche chi ipotizza una diversa destinazione dell’area ormai compromessa come Antonio Stampella,  gestore del Porticciolo presso il Faro di Fiumicino:

“Nel caso in cui la concessione venga ritirata l’area ormai compromessa e le strutture parzialmente realizzate potrebbero essere riconvertite ed ospitare la Darsena Pescherecci, il Mercato del Pesce e, perché no, anche i mezzi della Capitaneria di Porto, delle forze dell’Ordine e i rimorchiatori che ormai operano con difficoltà partendo dal Porto Canale di Fiumicino”

Roberto Cini

Presidente Circolo Aldo Moro PD Fiumicino

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IL NAUTILUS Anno 7 N°1

nuovo numeroIn questo numero speciale sul disastro della Costa Concordia all’Isola del Giglio e un lungo e dettagliato focus sul Piano operativo triennale del porto di Brindisi. Gli investimenti della Msc a Gioia Tauro e le implicazioni dei nuovi investimenti nei porti della Turchia, il Terminal Crociere nello scalo brindisino anche alla luce del nuovo sistema portuale pugliese, poi la sottoscrizione dell’Autorità portuale di Trieste per la sostenibilità dello sviluppo delle aree retro portuali, il passaggio ai cinesi di Shing Weichai di Ferretti e l’accordo con Invitalia per il porto di Ravenna.
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