Shipbreaking platform: ecco il report 2013

Shipbreaking platform, coalizione globale di organizzazioni non governative per la tutela dei diritti umani, dei lavoratori, dell’ambiente, ha recentemente pubblicato un report relativo all’anno 2013 riguardante la demolizione di navi mondiali nei cantieri di paesi in via di sviluppo: l’anno scorso sono state rottamate sulle spiagge del sud est asiatico oltre 645 navi commerciali, di cui ben 238 europee.

Gli armatori tedeschi e greci hanno rottamato, rispettivamente con 85 e 68 unità, quasi l’80 %  delle proprie navi nei cantieri navali situati in Bangladesh, India e Pakistan: seguono i britannici con 16 unità ed infine gli italiani con 11 unità, tra cui tre imbarcazioni un tempo appartenenti alla Tirrenia di navigazione. Le operazioni di demolizione e rottamazione delle imbarcazioni sono particolarmente critiche data l’eccessiva presenza  di materiali tossici, come amianto, e di metalli pesanti, come mercurio e piombo, che necessitano di corrette procedure di smaltimento ex lege onde evitare danni all’incolumità dei lavoratori, danni all’ambiente e alla salute pubblica.

Nel report annuale di Shipbreaking platform vi è un passaggio rilevante che interessa direttamente l’Italia: “ci preoccupa in particolare il fatto che tre traghetti della Tirrenia siano stati venduti per essere smantellati sulle spiagge dell’India l’anno scorso, spiega Patrizia Heidegger, direttore di Shiprebaking Platform. Le navi -racconta Heidegger – battevano bandiera italiana, sono state utilizzate solo in Italia ed erano di proprietà dello Stato fino a poco tempo fa”.

Bisogna sottolineare a tal proposito che la normativa comunitaria in tema di rimozione e smaltimento di rifiuti tossici proibisce l’esportazione di rifiuti pericolosi dall’Europa verso paesi in via di sviluppo: le navi sottoposte a procedure di demolizione sono effettivamente classificate come “ rifiuti pericolosi” e pertanto andrebbero smantellate e riciclate in cantieri di paesi aderenti all’Ocse. Molto spesso si ricorre ad un’escamotage ben preciso per ovviare a tale limite: gli armatori ricorrono alle cosiddette “ bandiere di comodo” quando la nave viene venduta per essere smantellata. I tre traghetti della Tirrenia, secondo i dati raccolti da Shiprebaking Platform, sono passati dalla bandiera italiana a quella di Saint Kitts and Nevis, che insieme a Comoros, Tuvalu, Togo e Sierra Leone è stata fra le più gettonate delle navi finite sulle coste di Bangladesh, Pakistan e India nel 2013.

Tuttavia nel report annuale di Shipbreaking platform si sottolinea come “ il numero delle navi rottamate in paesi in via di sviluppo abbia subito una contrazione del 24 %, da 800 unità del 2012 a 645 del 2013: gli armatori italiani nel 2012 avevano rottamato nel sud est asiatico ben 27 imbarcazioni”. La speranza è che il nuovo regolamento comunitario in materia, comprensivo del cosiddetto “eco-riciclo” delle imbarcazioni in cantieri certificati, introduca nel minor tempo possibile incentivi di natura economica al fine di evitare che gli armatori continuino a ricorrere alle “bandiere di comodo”: sono già allo studio presso la Commissione europea meccanismi che possano prevedere, a partire dal 2015,  incentivi per lo smaltimento eco compatibile delle navi.

 

Stefano Carbonara