(La nave GNL Arctic Metagaz danneggiata da incendi e issava falsa bandiera; foto courtesy National Oil Company, NOC, compagnia petrolifera nazionale della Libia)
La decisione dell’Europa di intensificare la repressione e le detenzioni della flotta ombra che trasporta il greggio russo sta dando risultati: calano le navi con falsa bandiera e crescono le navi che sono accolte e registrate sotto la bandiera russa
Helsinki. Un rapporto del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) dimostra che a causa di detenzioni, il numero di navi ombra che issano false bandiere è diminuito, passando da 101 (ottobre 2025) a 45 entro la fine di giugno 2026.
Nella prima metà di quest’anno, le Autorità hanno abbordato e fermato circa 13 petroliere in Europa o Regno Unito acque costiere.
Il rapporto CREA mostra che a causa dell’aumento delle detenzioni e degli abbordaggi, un numero crescente della Flotta Ombra le navi cercano rifugio nel Registro della bandiera russa.
Nel periodo gennaio 2025-giugno 2026, sono state accolte circa 107 navi al Registro della bandiera russa, portando a 382 navi che ora navigavano sotto la bandiera russa (+32%).
In particolare, l’87% delle navi si sono iscritte al Registro navale russo che erano già sotto sanzioni. Tra le navi che si sono registrate per prima al Registro Navale russo figura la nave GNL Arctic Metagaz, che ha subito un’esplosione nel Mediterraneo a marzo scorso mentre trasportava 60.000 tonnellate di GNL russo. La è rimasta alla deriva incontrollata per oltre un mese – con pericolo di inquinamento marino – e Mosca non ha inteso effettuare alcun recupero, lasciando Libia, Malta e Italia a gestire la crisi.
Secondo l’articolo 94 della UNCLOS, uno Stato di bandiera è tenuto a esercitare giurisdizione effettiva sulle proprie navi. Il mancato rispetto da parte della Russia dimostra che la bandiera russa conferisce una posizione legale senza una governance marittima.
La Boracay è un’altra nave che ha cambiato bandiera più volte prima di stabilirsi sulla bandiera russa a gennaio 2026. La nave è stata la prima petroliera ombra ad essere fermata dopo che la Francia l’aveva intercettata al largo Saint-Nazaire a settembre dello scorso anno. La nave è stata messa fuori servizio con il capitano condannato in contumacia a un anno di carcere. Poi, la nave è rientrata in servizio sotto bandiera russa – a gennaio scorso – con il nuovo nome, di Phoenix.
A causa del continuo riflagging della flotta ombra russa, la CREA, invita l’Europa a sviluppare l’applicazione delle norme/quadri per le navi battenti bandiera russa e continuare ed espandere le sue ispezioni e detenzioni della Flotta Ombra, tra le altre misure, in particolare nel Nord Baltico e nel Mediterraneo. Difendere l’accesso aperto ai dati di tracciamento marittimo presso l’IMO e fare un maggiore uso delle immagini satellitari, delle tecnologie di telerilevamento e dei sistemi di tracciamento delle navi per identificare e indagare su sospetti scarichi di petrolio illegali da petroliere.
Abele Carruezzo









