L’Iran respinge la proposta omanita sul controllo dello Stretto di Hormuz

sistema di separazione del traffico IMO

(Il sistema di separazione del traffico IMO passa nelle acque omanite; foto courtesy TSS in rosa IMO)

L’Iran ha respinto l’ultima proposta omanita di condividere il controllo dello Stretto di Hormuz; gli Houthi applicano il blocco navale sui porti sauditi

Teheran. Il sistema internazionale di separazione del traffico (TSS) per lo Stretto si trova nelle acque omanite, ma l’Iran, dall’inizio della guerra con gli USA, ha utilizzato droni e missili per fermare il traffico commerciale nello Stretto rivendicandone il controllo dei transiti.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica – organizzazione terroristica designata dagli Stati Uniti – ha dato alta priorità al controllo dello Stretto per scopi strategici, nonostante la forte pressione militare ed economica degli Stati Uniti.

L’Oman – da mesi conduce trattative coll’Iran – ha sempre proposto un progetto congiunto per amministrare la via d’acqua e di condividere le ‘tariffe’ per i servizi resi alle navi di passaggio.

L’Iran – ieri – ha respinto la proposta, come risulta da un’intervista alla televisione di Stato iraniana, del Vice Ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi: “… l’Iran non permetterebbe un ritorno allo status quo prebellico, quando le navi transitavano lo Stretto senza interferenze”.

“Il piano omanita – continua il Vice Ministro Gharibabadi – prevede l’assistenza di un Esercito straniero per rimuovere le mine navali dallo Stretto – mine che l’Iran ha posizionato in precedenza nel conflitto. Il governo iraniano non condivide questa proposta, ma accetterebbe un accordo in cui l’Iran controlli tutta la rotta in entrata e una parte di quella in uscita”.

“Una corsia meridionale dell’Oman – ha aggiunto – indipendente da ogni controllo iraniano non sarebbe tollerata nemmeno per ‘un’ora’”.

L’Iran ha recentemente attaccato navi neutrali nelle acque appena al largo della penisola di Musandam, in Oman.

Gharibabadi ha inoltre concluso che “Lo Stretto di Hormuz è un indicatore molto importante per valutare il successo dell’Iran in guerra. Gli accordi che saranno imposti allo Stretto di Hormuz avranno effetti a lungo termine sulla sicurezza dell’Iran”, negando le recenti affermazioni statunitensi di negoziati in corso con l’Iran.

Intanto, da ieri sera, sono in corso nuovi attacchi iraniani contro basi statunitensi in Giordania, abbattuti prima di raggiungere l’obiettivo.

Sull’altro blocco marittimo sui porti sauditi, gli Houthi hanno attaccato una quarta petroliera collegata all’Arabia Saudita sottolineando la minaccia crescente per la navigazione commerciale nel Mar Rosso.

Si tratta della product tanker NCC Ghazal con bandiera saudita, colpita con più missili balistici, avendo violato il divieto di navigazione marittima del gruppo yemenita, mentre navigava nel Mar Rosso meridionale, vicino a Jizan, Arabia Saudita. La chimichiera di 49.990 dwt costruita nel 2014, è gestita da Bahri Ship Management DMCC ed è di proprietà della National Chemical Carriers Co.

“L’attacco di ieri da parte dell’Iran, prova che non intende negoziare ed disposta a correre rischi significativi perché vede l’attuale confronto come una battaglia decisiva sul proprio status regionale e sulla sua capacità di plasmare la realtà della sicurezza in Medio Oriente”, ha commentato Danny Citrinowicz, ricercatore Senior nel Programma Iran e dell’Asse Sciita presso l’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale (ISSN) ed ex responsabile della redazione analisi iraniana per l’Intelligence della Difesa Israeliana (IDI).

I rinnovati attacchi degli Houthi hanno ulteriormente complicato le condizioni di sicurezza nel Mar Rosso, dove il traffico commerciale si stava già riprendendo lentamente dopo quasi due anni di attacchi yemeniti.

Le compagnie di navigazione continuano a valutare i rischi di transitare nella regione mentre persistono gli avvisi di sicurezza e le tensioni militari in tutto il Medio Oriente restano elevate.

Abele Carruezzo