(Porto di Bari; foto aerea courtesy ADSPMAM)
Pensare ad un porto non più come semplice infrastruttura dedicata al trasporto marittimo, ma come un ecosistema integrato che unisce logistica, sostenibilità, innovazione tecnologica, produzione di energia e sviluppo urbano
La trasmissione di Rai 1, “Linea Blu – Porti d’Italia”, è un format televisivo che fa vedere gli sviluppi di un proto protagonista delle varie puntate; descrivendo solo l’esistente senza passare per la rivoluzione in atto subito dal settore del trasporto marittimo.
Domani, 16 luglio alle 10.00, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale (AdSPMAM), Francesco Mastro, illustrerà l’intervento di “Potenziamento delle infrastrutture asservite alla sede logistica del Corpo delle Capitanerie di Porto – realizzazione di nuove banchine in ampliamento del Molo San Cataldo nel porto di Bari”. Un esempio di portualità verso il concetto i piattaforma logistica e integrata. (AdSP MAM: realizzazione di nuove banchine in ampliamento del Molo San Cataldo nel porto di Bari – il nautilus).
Abbiamo sempre considerato il porto come un’infrastruttura di approdo delle navi, di movimentazione delle merci e di collegamento tra territori: questa funzione non più sufficiente!
Si va affermando il nuovo ‘concetto’ di porto quale ecosistema agile (smart) per soddisfare la nuova domanda dello shipping globale.
Le trasformazioni economiche, ambientali e tecnologiche stanno dando vita a un nuovo paradigma: il porto del XXI secolo è destinato a diventare un ecosistema intelligente, sostenibile e profondamente integrato con la città e con il territorio.
La globalizzazione ha reso i porti nodi essenziali delle catene logistiche internazionali. Tuttavia, le sfide del cambiamento climatico, della transizione energetica e della digitalizzazione richiedono un’evoluzione radicale del loro ruolo.
Il porto non è più soltanto un punto di transito, ma un centro di creazione di valore, capace di generare innovazione, occupazione qualificata e sviluppo sostenibile.
Un nuovo modello basato sulla ‘digitalizzazione’: nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, l’Internet delle Cose, i gemelli digitali, la robotica e l’analisi dei dati consentono di ottimizzare la gestione delle operazioni portuali, ridurre i tempi di attesa delle navi, migliorare la sicurezza e diminuire i costi logistici.
Il porto diventa così una piattaforma digitale in grado di coordinare in tempo reale tutti gli attori della catena del trasporto.
Il porto del futuro sarà protagonista della decarbonizzazione attraverso l’elettrificazione delle banchine, la produzione e distribuzione di combustibili alternativi come idrogeno, ammoniaca verde e metanolo, l’impiego di energie rinnovabili e la diffusione di sistemi di economia circolare. Le aree portuali potranno trasformarsi in veri e propri hub energetici al servizio non solo della navigazione, ma anche delle città e delle industrie circostanti.
In sostanza, non serve solo disporre di aree retroportuali estese per far crescere solo l’erba; le future aree portuali ospiteranno: impianti fotovoltaici; – eolico offshore; – sistemi di accumulo; – produzione di idrogeno verde; – combustibili sintetici; – reti elettriche intelligenti; – infrastrutture per il cold ironing;- impianti di economia circolare. Basta pensare all’istituzione delle ZES.
Il porto non sarà più soltanto un consumatore di energia, ma un produttore e regolatore energetico anche per i cittadini.
Infatti, cambia anche il rapporto tra città e porto. Non più solo richieste da parte della città per soddisfare solo questioni mono-utility. Le due realtà – città e porto – si sono sviluppate come sistemi separati, spesso in conflitto.
Il nuovo concetto di porto promuove invece una relazione collaborativa, nella quale gli spazi portuali diventano luoghi aperti all’innovazione, alla ricerca, alla cultura, al turismo e ai servizi avanzati. La qualità ambientale, la mobilità sostenibile e la valorizzazione del waterfront assumono un ruolo strategico nella pianificazione urbana.
Il porto moderno diventa inoltre un laboratorio di innovazione industriale. Università, centri di ricerca, startup, imprese tecnologiche e operatori logistici collaborano allo sviluppo di nuove soluzioni nei settori della mobilità autonoma, della cybersecurity, della gestione energetica, della cantieristica avanzata e dell’economia blu. Nascono così ecosistemi dell’innovazione capaci di attrarre investimenti e competenze internazionali.
Il porto del futuro sarà quindi sempre meno una semplice infrastruttura e sempre più una piattaforma multifunzionale nella quale convergono logistica, energia, innovazione, ricerca, industria e sviluppo urbano. La sua competitività non sarà misurata esclusivamente dal volume delle merci movimentate, ma dalla capacità di produrre conoscenza, sostenibilità, efficienza e valore per l’intera comunità.
Ed allora, una città-porto dovrebbe ripensare il porto nel senso e significato di un rapporto tra mare, economia e società.
Avere una visione più ampia: il porto diventa un’infrastruttura strategica per la transizione ecologica e digitale, un motore di sviluppo territoriale e un elemento fondamentale della competitività dei sistemi economici nazionali.
Il nuovo concetto di porto non rappresenta soltanto un’evoluzione delle infrastrutture marittime, ma un cambiamento culturale che ridefinisce il ruolo del mare come spazio di innovazione, cooperazione e crescita sostenibile.
Abele Carruezzo








