L’Ucraina verso rotte alternative per il grano

export di cereali

(Foto archivio)

Per l’Ucraina, le spedizioni tramite il Danubio, il trasporto ferroviario e su strada sono le principali vie alternative

Kiev. L’Ucraina è costretta a riorganizzare con urgenza la propria logistica dell’export di cereali dopo che la Russia ha di fatto bloccato il funzionamento dei porti del Mar Nero. Blocco navale che sta creando gravi conseguenze economiche e alimentari in tutto il mondo.

Molti Paesi dipendono dall’export di Kiev per i cereali ma l’agricoltura è in ginocchio. Le Istituzioni stanno studiando piani per implementare nuove vie con cui far uscire questi prodotti dai confini.

Il Ministero dell’Agricoltura ha avvertito gli operatori e compagnie di navigazione che presto saranno attivate nuove rotte alternative di esportazione di cereali dall’Ucraina e che raggiungeranno la capacità richiesta entro la fine di agosto.

Tuttavia, le nuove rotte copriranno solo la metà dei volumi gestiti dai porti del Mar Nero interrotti dagli attacchi russi.

La Russia – in quest’ultimi giorni – ha intensificato gli attacchi missilistici e con droni contro navi mercantili con bandiera straniera nel porto meridionale di Odessa, da cui partono la maggior parte delle spedizioni di cereali ucraine.

Secondo i dati del Ministero Infrastrutture e Trasporti del luglio scorso, l’Ucraina ha registrato 35 attacchi contro navi nei porti e 22 contro quelle in navigazione o all’ancora, oltre a 67 attacchi contro strutture portuali; molto di più rispetto ai 14 attacchi del 2025.

Questo ha generato dei rischi per l’uso da parte delle navi del ‘corridoio alimentare’, compromettendo le esportazioni con più di 30 milioni di tonnellate non saranno esportati verso i mercati internazionali.

Molti armatori hanno deciso di sospendere temporaneamente gli scali nei porti vicino Odessa e da due settimane nessuna nave ha operato carichi di cereali.

I produttori ucraini stanno già subendo l’impatto negativo di una situazione complicata e le perdite dirette per il settore agricolo ucraino potrebbero raggiungere tra 1,5 miliardi e 3 miliardi di dollari quest’anno. L’altro giorno, il governo ucraino ha approvato la modifica dei prezzi minimi all’esportazione, come primo passo d’emergenza per sostenere gli agricoltori.

Come vie alternative, l’Ucraina sta pensando al Danubio navigabile, ferrovia e su strada; rotte già sperimentate in passato, anche quando la Russia ha cercato di bloccare il commercio durante tutta la fase iniziale della guerra e prima dell’istituzione del ‘corridoio alimentare’.

Oggi, bisogna fare i conti anche con la siccità e le ripetute ondate di calore ce hanno portato il Danubio ai livelli d’acqua minimi storici, ritornando in piena operatività ad ottobre prossimo.

Le rotte alternative – proposte – aggiungerebbero anche un costo extra di 45-50 dollari per tonnellata ai prezzi attuali per i produttori. E comunque, per il Ministero dei Trasporti “non esiste alternativa ai porti di Odessa, se si vuole ancora esportare cereali per garantire una sicurezza alimentare”.

L’Ucraina manterrà le sue rotte di esportazione del grano utilizzate secondo l’accordo di Istanbul degli anni scorsi.
L’accordo di Istanbul riguardava un pacchetto di intese volte a risolvere il problema delle forniture di cibo e fertilizzanti sui mercati globali. In base al Memorandum Russia-ONU, le Nazioni Unite si sono impegnate a lavorare per revocare le restrizioni anti-russe che ostacolano le esportazioni di prodotti agricoli e fertilizzanti.

Poi, un altro documento ha previsto un meccanismo per esportare grano dai porti del Mar Nero controllati dall’Ucraina; mentre una parte dell’accordo tra Russia, Turchia e Nazioni Unite aveva previsto l’istituzione di un centro di coordinamento a quattro per ispezionare le navi che trasportano grano per prevenire il contrabbando di armi ed escludere eventuali provocazioni.

Già nel 2023 – però – la Russia aveva interrotto tutti gli accordi. (art. 01.07.2023, La Russia non intende prorogare l’accordo sul grano del Mar Nero – il nautilus).

Per l’Associazione dei Porti ucraini, la Russia ha cambiato tattica nelle ultime settimane colpendo senza riguardo tutte le imbarcazioni che si avvicinano ai porti ucraini.

L’Associazione afferma che se negli anni passati Kiev era sempre riuscita a mantenere aperte le rotte commerciali – grazie anche agli accordi diplomatici – ora gli ucraini si trovano per la prima volta davanti a un autentico blocco navale, controllato a distanza.

Abele Carruezzo