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Clima: Scoccimarro, Mula di Muggia sito pilota per rischi aree costiere

Grado - “Il Friuli Venezia Giulia si pone all’avanguardia nell’analisi e nel contrasto ai cambiamenti climatici. In quest’ambito, grazie al progetto europeo Change we care, il banco della Mula di Muggia è uno dei cinque siti pilota dell’Adriatico che contribuiranno a traguardare delle strategie comuni di adattamento al cambiamento climatico”.

L’assessore all’Ambiente del Friuli Venezia Giulia, Fabio Scoccimarro, è così intervenuto oggi a Grado all’Infoday dedicato ai cambiamenti climatici nelle aree transfrontaliere della costa Adriatica, inserito nel programma del progetto Interreg Italia Croazia Change we care.

“Il Friuli Venezia Giulia è impegnato, anche attraverso questo progetto, ad adeguarsi alle direttive internazionali per la protezione e lo sviluppo sostenibile delle aree costiere del Mediterraneo fin dalla adesione della Regione alla Carta di Bologna” ha ricordato Scoccimarro.

“L’impegno della Regione – ha rilevato ancora l’assessore – guarda al futuro anche con l’ambizione di farsi promotore di un nuovo accordo interregionale mitteleuropeo che porti in tempi brevi alla sottoscrizione di una “Carta di Trieste” che detti le azioni da perseguire in tema ambientale da qui al 2050. Solo così avremo onorato il nostro dovere di garantire un impegno attuale a difesa delle generazioni future”.

Il progetto intende analizzare i rischi nelle aree costiere e di transizione contribuendo a una migliore comprensione dell’impatto dei cambiamenti climatici sui regimi idrici, intrusione salina, turismo, biodiversità ed ecosistemi agricoli che interessano l’area di cooperazione. Il progetto ha un valore complessivo di 2,7 milioni di euro e si concluderà nel giugno 2021.

L’obiettivo principale è trasferire dei modelli di analisi dai cinque siti pilota ad altri sistemi con problemi simili, per pianificare azioni comuni e integrate.

Tra i siti pilota il banco della Mula di Muggia comprende una successione di barre sabbiose disposte a forma di arco che probabilmente rappresentano i resti dell’antico delta dell’Isonzo.

I banchi di sabbia esterni tendono a migrare verso sud ovest seguendo il flusso generato dalle onde; i sedimenti tendono a spostarsi verso le spiagge turistiche dove col tempo si accumulano. Il progetto intende quindi, in ultima analisi, sviluppare una gestione per risolvere i contrasti tra aree protette e sviluppo turistico. Le attività saranno implementate in collaborazione con gli operatori turistici, le autorità locali, i gestori delle aree protette e le associazioni ambientaliste. ARC/SSa/ppd

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Scritto da Redazione su giu 25 2019. Archiviato come Italia, Marinas, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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